Archivi categoria: Yoga e meditazione

La respirazione del Sole e della Luna

Surya Chandra Pranayama

Questa tecnica di respirazione ci aiuta a riportare l’equilibrio tra la parte destra e la sinistra del nostro corpo, tra la nostra parte maschile e quella femminile, tra il nostro Sole e la nostra Luna. Alla narice sinistra è collegato ida, uno dei più importanti canali energetici (nadi) del nostro corpo attraverso cui scorre il prana (soffio vitale), e alla narice sinistra è collegato il canale pingala. Il prana che scorre attraverso questi due canali si mescola poi in sushumna, il canale principale che scorre lungo la colonna vertebrale.

Questa respirazione promuove inoltre la chiarezza di pensiero, lenisce il mal di testa e dona un senso generale di calma e lucidità. Stimola soprattutto il quinto e il sesto chakra (Vishudda e Ajna). E’ sconsigliata in caso di ipertensione o di fragilità dei capillari del naso.

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La pratica                                                                                                                                              Prima di iniziare, siediti in una posizione che trovi comoda, nella posizione del loto (Padmasana) o in quella dell’eroe (Virasana) oppure a gambe incrociate. Chiudi gli occhi e svolgi una decina di respirazioni complete, facendo in modo che inspirazione ed espirazione abbiano la stessa durata. Mentre respiri, concentrati nel sentire il flusso dell’aria che percorre le narici. Porta la tua attenzione prima su una narice e poi sull’altra. Apprezza la sensazione di fresco che ti trasmette l’aria quando sfiora le tue narici durante l’inspirazione, e il tepore dell’aria che ne esce.

Quando ti senti pronta, porta la tua mano (destra o sinistra) davanti al viso e appoggia indice e medio alla radice del naso, in mezzo alle sopracciglia. Con il pollice, tappa la narice destra e inspira lentamente, contando fino a quattro, dalla narice sinistra. Ora con l’anulare tappa anche la narice sinistra e trattieni così il respiro contando di nuovo fino a quattro. Poi solleva il pollice dalla narice destra e, sempre contando fino a quattro, espira da questa. Al termine dell’inspirazione, procedi inspirando, questa volta dalla narice destra, tenendo la sinistra tappata. Poi tappa la narice con il pollice e trattieni il respiro contando fino a quattro. A questo punto solleva l’anulare ed espira della narice sinistra, sempre contando fino a quattro. Prosegui con la respirazione, inspirando di nuovo dalla narice sinistra, trattenendo il respiro ed espirando dalla destra; inspirando dalla destra, trattenendo il respiro ed espirando dalla sinistra e così via, con un movimento ciclico. Continua per almeno cinque minuti (già dopo cinque minuti il tuo livello di stress si abbassa e il tuo corpomente inizia a rilassarsi) e se lo desideri anche più a lungo.

Al termine della pratica, resta per alcuni istanti a occhi chiusi e ascolta il tuo respiro fluire, senza più cercare di controllarlo. Presta attenzione a come ti senti, e in particolare alle sensazioni che provi nel naso e nella testa, dietro la parete frontale della scatola cranica. Noti qualche differenza rispetto a prima della pratica? Ti sembra di respirare con più facilità? Come sta la tua testa? Ti senti più calma, centrata? Noti qualcosa a cui prima non avevi fatto caso?

Se lo desideri, ora puoi procedere con una pratica meditativa, o con una posizione yoga, oppure puoi semplicemente ringraziare e ringraziarti, alzarti e proseguire la tua giornata.

OM. Shanti. Shanti. Shanti.

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Meditazione del seme sotto la neve

Questa è una meditazione dolce, che trae ispirazione e insegnamento dalla Natura. E’ perfetta da svolgere nei giorni d’inverno, quando fuori fa freddo, ma può esserci d’aiuto in qualsiasi momento particolarmente buio della nostra vita, o quando sentiamo il bisogno di ritirarci nella nostra tana, per raccogliere le energie e focalizzare i nostri obiettivi, protette da uno strato di neve candida. L’ideale è svolgerla appena sveglie o prima di addormentarsi, anche se qualsiasi momento tranquillo può andare bene.

Siedi per terra a gambe incrociate e sistema il tuo corpo in modo da sentirti comoda, a tuo agio. Per farlo, potrebbe esserti utile infilare un cuscino sotto al coccige, oppure poggiare la schiena al muro.
Spingi leggermente il mento verso il collo e allunga delicatamente la colonna vertebrale, con un dolce stiramento. Fai alcuni respiri profondi, completi, e mentre espiri immagina che, insieme all’aria, anche ogni tensione nel tuo corpo venga sciolta e lasciata fluire fuori di te. A ogni respiro ti senti più rilassata. Se ci sono zone di particolare tensione, concentra su ognuna di esse almeno due o tre respiri, così da attenuarla. Quando ti senti pronta, chiudi gli occhi e lasciati scivolare dentro te stessa.

Sei un seme sottoterra. Un piccolo seme racchiuso e protetto da un duro guscio. La terra scura e tiepida ti accoglie e ti circonda. E’ il tuo giaciglio. Pochi centimetri sopra di te, uno spesso strato di neve ricopre il suolo, isolandolo dal gelo dell’inverno e mantenendo il tepore sotterraneo. Sopra, il paesaggio è costellato da alberi spogli i cui magnifici scheletri ricamano il cielo immenso, basso, bianchissimo come la neve che fra poco ricomincerà a cadere. Tutto questo però tu non lo vedi, puoi solo immaginarlo, perché tu, ora, sei sottoterra. Sei un seme. Sei circondata dall’oscurità e dal silenzio assoluto, ma non hai paura. Questo è un buio riposante, che ti permette di concentrarti su quello che si trova al tuo interno.

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Dentro al tuo guscio duro e perfetto, un miracolo sta preparandosi ad accadere. Ci sono i nutrienti che fra poco sosterranno la tua nascita e c’è il tuo embrione, nato dalla fusione del maschile e del femminile che ti hanno dato origine. C’è il tuo DNA: passato, presente e futuro sono in te riuniti, concentrati in uno spazio piccolissimo e denso, come l’atomo da cui ebbe origine il Big Bang. In effetti, ora che ti osservi meglio, ti accorgi che ciò che si trova all’interno del tuo seme è proprio questo: un universo pronto a esplodere. Sei un seme minuscolo ma dentro di te c’è un caos immenso, concentrato, fertile e potente. La materia non ancora organizzata, in cui tutto è possibile, sta conducendo una lenta danza a vortice e, dalle nebulose, galassie, stelle e buchi neri stanno lentamente prendendo forma. Lo loro danza, come ora piano piano inizi a sentire, produce un suono meraviglioso, una sola nota, una vibrazione di piacere che lentamente diviene più limpida, più forte, e ti percorre tutta.

Sei un seme sottoterra. Al tuo interno, protetto dal tuo duro guscio, un universo splendente si sta preparando a nascere. Sta organizzando le sue forme seguendo il ritmo unico e perfetto di una danza che produce il suono cosmico, la vibrazione di fondo del tuo essere futuro. E’ una vibrazione d’Amore, Amore allo stato puro. Ora, da questo centro minuscolo di energia immensa, focalizza il più chiaramente possibile il tuo intento. Visualizza la forma della pianta che diverrai. La puoi vedere? Non devi pensarla. E’ la tua forma, la forma che spontaneamente nasce dal tuo seme. Eppure, anche se sembra essere nata da sola, comprendi che è proprio lei che desideri, è il tuo destino, la tua missione, ciò che ogni tua cellula brama diventare. L’immensa energia del seme, nata dal Caos cosmico che vortica al suo interno, può adesso concentrarsi su quell’unico punto: il tuo intento.

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La vibrazione che ti pervade si fa sempre più intensa. Dalle nebulose cosmiche che vorticano nel tuo piccolo seme iniziano a emergere sistemi solari, pianeti, satelliti e costellazioni… Ecco, sei quasi pronta. Fra poco, quando la luce aumenterà e la neve in un attimo sarà sciolta, il tuo primo germoglio infrangerà il guscio. Sarà una fogliolina tenera e apparentemente molto debole. Solo tu conoscerai la forza dirompente che la anima, il Caos sublime che l’avrà generata. E quel germoglio pioniere si allungherà attraverso il buio, verso la luce, avventurandosi nel mondo, mentre dal lato opposto la tua prima radice andrà a cercare fuori di te nuovo nutrimento, esplorando il corpo della terra. Fra poco, ma non ancora.

Per ora resta qui. Riposa, raccogli le forze, lascia che il Caos si organizzi al meglio dentro di te, piccolo immenso seme. Goditi ancora un poco il tepore di Madre Terra, mentre la vibrazione dell’Amore ti percorre tutta, levigando la materia dei tuoi sogni. Sei un seme sottoterra. Al sicuro, lasci crescere la tua vibrazione, fino a quando giungerà il momento perfetto.

Quando ti senti pronta, fai un profondo respiro e apri nuovamente gli occhi. Bentornata! Ricorda il tuo seme, che riposa al buio dentro di te e si prepara. Lo senti? Sta proprio lì, sotto alle costole, annidato in mezzo ai polmoni, vicino al tuo cuore. Lo puoi sentire? Senti come vibra piano, quasi impercettibilmente? Tendi le orecchie e udrai il suono dell’Amore. Ascoltalo.

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OM. Shanti. Shanti. Shanti.

 

Meditazione del Naufrago

Prima di iniziare questa meditazione, sdraiati a pancia in su in una stanza in penombra, avvolta dal silenzio o con una musica rilassante in sottofondo. Connettiti al tuo respiro e, per qualche minuto, pensa solo a quello. Senti il tuo addome sollevarsi mentre inspiri e quando espiri lascia che ogni tensione scivoli via dal tuo corpo e venga accolta da Madre Terra, che tutto trasforma nel suo ventre generoso. Ascolta il tuo respiro. E’ grazie a questo alternarsi di vuoto e di pieno, questa altalena fra dentro e fuori, questo intervallo tra due apnee che tu sei viva. Ascolta il tuo corpo respirare e lascia che la Terra ti sostenga. Lascia andare ogni tensione, sempre di più ad ogni respiro, abbandonati al suo ritmo dolce. E’ il tuo ritmo, il ritmo della tua vita. Seguendo la sua danza, lascia andare ogni fardello, ogni pensiero, ogni contrazione muscolare inutile. Stai qui con te, sei al sicuro adesso. Respira… Quando senti di avere raggiunto uno stato di rilassamento e connessione, inizia la meditazione, che avrai letto alcune volte in precedenza per impararne i passaggi o che avrai registrato in modo da poterla ascoltare.

Ti svegli sdraiata sulla riva del mare. Il sole scalda il tuo corpo e le onde delicate ti lambiscono i piedi, fino alle caviglie. Sopra di te, il cielo è sereno, limpidissimo, e i gabbiani lo attraversano con ampi voli ad ali tese. Non ricordi nulla, se non che la notte prima c’è stata una grande burrasca e la tua nave ha fatto naufragio. Quando sei caduta in mare nel buio, prima di perdere i sensi, hai creduto che saresti morta e hai detto addio a tutto.

Invece ora ti sei svegliata qui. Ma non ricordi nient’altro. Non ricordi chi sei né che lavoro facevi o dove era diretta la nave su cui ti trovavi.  Forse stavi scappando da qualcosa, forse stavi andando da qualcuno. Non ricordi, tuttavia ti senti molto tranquilla. I tuoi vestiti sono a brandelli, solo stracci ormai. Ti guardi intorno. La spiaggia è deserta: a parte te e i gabbiani non c’è nessun altro. Ti alzi in piedi ed esplori. La mareggiata della notte scorsa ha lasciato ammassi di alghe lungo la riva. Dopo la spiaggia inizia subito la foresta tropicale. Ci sono palme e liane, una vegetazione lussureggiante. Ti addentri nella foresta e vedi uccelli colorati che cantano volando bassi tra le fronde. Trovi anche un corso d’acqua limpida. La bevi e senti che è buona, fresca e placa la tua sete. Ti sciacqui il viso con quest’acqua dolce e giovane. Da un albero vicino a te pendono alcuni frutti maturi, arancioni e rotondi. Ne cogli uno e lo assaggi. E’ delizioso, la polpa è dolcissima, morbida. Mangiarlo ti sazia. Ora che sei all’ombra degli alberi, nella frescura, ti accorgi che la tua pelle abbronzata ha un forte odore di sale e di sole, intenso e buonissimo. Ti spogli dei brandelli di vestiti che ancora ti rimanevano addosso e resti nuda. Un brivido di puro piacere ti sale lungo la spina dorsale, contagiando poi ogni cellula del tuo corpo. Ti senti viva, sei completamente assorbita dal presente. Non hai memoria, né preoccupazioni. Hai tutto ciò che ti serve. Il profumo dell’aria che ti circonda sa di fiori e il torrente canta tra le foglie grandi che colorano l’ombra di tanti verdi diversi. Una farfalla enorme passa a pochi centimetri dal tuo naso e va a posarsi s’un fiore dai lunghi petali rossi. Inspiri ed espiri profondamente. Senti i muscoli delle spalle sciogliersi, come se per la prima volta dopo tantissimo tempo avessero lasciato andare un grande peso.

Quando lo desideri, torni sulla spiaggia, nel sole del mattino. Una leggera brezza spira dal mare.  La sabbia è bianca e l’acqua così azzurra e luminosa da sembrare fosforescente. Cammini lungo la riva e d’un tratto, vicino alle alghe, trovi un oggetto che prima non avevi notato. Ti chini e lo raccogli, lo osservi rigirandolo fra le mani. E’ un oggetto che viene dal tuo passato e risveglia in te un ricordo. Uno solo. Continui a non sapere chi sei e da dove vieni, ma questo oggetto ha acceso una memoria che ora rifulge netta e isolata nella tua mente spaziosa. Assapora tutta la sua luce. Se si tratta di un ricordo gioioso, crogiolati nella gioia, senza pensare al passato e al futuro, a cosa è successo prima o dopo quel ricordo. Se si tratta di un ricordo doloroso, accetta la sensazione che porta con sé, accoglila, non rifiutarla. Lasciati attraversare dalla corrente di dolore e disperazione che evoca, vivila con ogni cellula, senza giudicare, senza pensare alle conseguenze. Concentrati sul ricordo soltanto, solo su quella immagine. E’ il tuo unico ricordo. Amalo. Amalo intensamente, che sia bello o che sia brutto, danza con lui lungo la riva del mare, lasciandoti trasportare dal ritmo del suo respiro. Guarda il ricordo respirare dentro di te, stringi l’oggetto fra le mani. Cullalo come un bambino.

Poi, quando ti senti pronta, lascia andare il ricordo. Lascialo passare attraverso di te come una folata di vento, per poi lasciarti libera. Lascia che si sciolga come una medusa arenata sulla sabbia, nel sole. Lascialo disfarsi, perché quel ricordo non sei tu. Se vuoi, lancia l’oggetto in acqua, offrendolo alla Dea del Mare, oppure seppelliscilo nel suolo scuro della foresta e offrilo alla Dea della Terra, oppure ancora, se vuoi, fai un piccolo fuoco e brucialo, offrendolo alla Dea dell’Aria e delle Nuvole. Liberati dell’oggetto rendendogli grazie, onora il tuo ricordo ormai scomparso. Le tue memorie sono la tua storia, ciò che ti ha resa quel che sei, e per questo devi onorarle. Ma esse ora non esistono più. L’unica ad esistere sei tu, viva, tutta intera, sola nel tuo immenso presente di luce. Continua a camminare sulla spiaggia, se vuoi corri, canta se vuoi, o tuffati in mare e nuota tra i pesci.

OM. Shanti. Shanti. Shanti.

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Celebrando Mabon, l’Equinozio d’Autunno

La festa celtica di Mabon cade annualmente tra i giorni 21 e 23 settembre, in corrispondenza dell’Equinozio d’Autunno, spostandosi leggermente da un anno all’altro poiché l’Equinozio è un punto astrologico che segue le oscillazioni della Terra sul suo asse. Quest’anno è oggi, 23 settembre, alle 8.22 del mattino, con la Luna crescente appena entrata in Capricorno e il Sole nel segno della Bilancia. L’Equinozio d’Autunno accade quando il Sole attraversa la linea dell’Equatore durante il suo apparente viaggio verso Sud, e noi facciamo esperienza di un giorno e una notte dalla stessa durata. Fino a Mabon, le ore di luce erano più numerose di quelle della notte, ma d’ora in avanti succede il contrario: il buio si allunga sempre più, stringendo il giorno in un abbraccio di nebbia o gelide stelle.

Mabon corrisponde anche con il cuore del tempo di raccolta, è un periodo in cui giorno e notte sono uguali e per il momento la natura è in equilibrio. E’ il tempo per raccogliere ciò che si ha seminato, per ringraziare del raccolto e dell’abbondanza che la Terra ci offre. E’ anche il tempo giusto per portare a termine vecchi progetti e per piantare i semi di nuove imprese, o per un cambio nello stile di vita. Mabon è il tempo in cui si celebra l’equilibrio. Non a caso siamo appena entrati nel segno della Bilancia.

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In queste giornate puoi guardare alle tue spalle, non soltanto l’anno passato, ma anche la tua vita, e puoi pianificare il futuro. L’anno si trova in bilico tra i due opposti e la Natura è in procinto di sprofondare nella sua ciclica morte sognante, ma ancora splende di frutti maturi e foglie dorate. Nel ritmo dell’anno, Mabon rappresenta il momento del riposo e del ringraziamento, della festa dopo il duro lavoro del raccolto. A tiepide giornate autunnali fanno seguito notti fredde, mentre il vecchio Dio Sole ritorna tra le braccia della Dea.

Il passaggio di Mabon è inevitabile, così come la morte del Dio Sole, che lento scivola verso le Terre d’Inverno. Un altro anno volge al termine. Mabon ci ricorda che ogni cosa ha una fine e quando le cose finiscono è il momento adatto per celebrare i nostri successi, accettare ciò che ci è stato concesso, fare il punto della situazione, ringraziare noi stessi e coloro che ci hanno aiutato, prendendo parte all’equilibrio e all’armonia della vita.

Sintonizziamoci con l’energia di Mabon, questo tempo di riflessione e di equilibrio, sentendo questo stesso equilibrio al nostro interno, concedendoci un attimo di riposo. Approfittiamo di questa giornata temporalesca per ritirarci dentro noi stesse, come chiocciole o come scoiattoli nelle loro tane piene di foglie croccanti. Passiamo in rassegna i frutti che stiamo raccogliendo e gettiamo un’occhiata ai semi che stringiamo nella mano, pronte ad affidarli alle cure di Madre Terra, perché il suo tepore sotterraneo li culli attraverso il sogno dell’Inverno, mentre si accumulano le energie per il germogliare di un’altra Primavera. Ascoltiamo la gratitudine espandersi da dietro il nostro sterno in tutto il nostro corpo, come un’onda calda di silenzio.

OM. Shanti. Shanti. Shanti.

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Posizione del Pesce (Matsyasana)

Narra il mito che un giorno il dio Shiva, seduto sulla spiaggia di un’isola, stesse istruendo la sua sposa Parvati sulla pratica dello yoga, non accorgendosi però di un piccolo pesce che, nascosto tra le onde che si infrangevano sul bagnasciuga, ascoltava rapito tutte le sue parole. Quando i due déi si resero conto della presenza del piccolo intruso era troppo tardi: questi si era già dileguato tra i flutti, portando con sé tutti i segreti che aveva appreso. Il pesciolino nuotò per chilometri e chilometri, mentre elaborava e metteva a frutto dentro di sé gli insegnamenti che aveva carpito a Shiva. Tale era la potenza di questi insegnamenti che il pesciolino, nel breve spazio del suo viaggio a nuoto, passò attraverso tutte le tappe del percorso evolutivo finché, quando al termine del viaggio giunse a riva, sul continente, si era infine trasformato in un uomo. Quest’uomo, che si chiamò Matsyendra (Matsya in sanscrito significa “pesce”), fu il primo yogin della storia, e attraverso il suo insegnamento la scienza dello yoga poté essere conosciuta dagli esseri umani.

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Matsyasana è una posizione semplice ma potente, che stimola i chakra Vishuddha (gola), Anahata (cuore) e Svadhisthana (organi genitali). Mentre la si esegue, ci si sente come trasportati da un’onda di energia, come pesci nella corrente, attraversati da un sensazione di leggerezza, apertura e fiducia.

Matsyasana compensa la posizione di Tutto il corpo sostenuto (http://bit.ly/1EBo5ou), eseguita regolarmente contribuisce a curare costipazioni, bronchiti croniche, asma; previene raffreddori e mal di gola, stimola dolcemente la tiroide, tonifica la regione lombo-sacrale, i genitali e il sistema nervoso. E’ controindicata in caso di artrosi cervicale.

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Simbolo di Vishuddha chakra

L’asana

Siediti a terra, con le gambe unite stese in avanti e il busto eretto. Inspira profondamente e, espirando, piega il busto all’indietro, portando gli avambracci e i gomiti a terra.

Inspira profondamente spingendo in fuori il petto e, espirando, fai scivolare le braccia in avanti e la testa indietro, fino a toccare il suolo con il vertice del capo. I gomiti a terra aiutano a sostenere il busto arcuato, la mani poggiano sulle cosce (oppure si infilano sotto ai glutei), il bacino poggia a terra.

Mantieni la posizione, concentrando l’attenzione sulla respirazione toracica, per 5-10 respiri, aumentando gradualmente giorno per giorno. Per uscire dalla posizione inspira e, espirando, lasciati scivolare a terra.

Se lo desideri, è possibile eseguire l’asana anche tenendo le gambe intrecciate nella posizione del loto. L’effetto risulta più intenso e viene stimolato anche il chakra della radice, Muladhara.

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Letture consigliate:

-Cella G., Il grande libro dello yoga, Rizzoli, Milano 2009

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Meditazione della Spiaggia e del Corpo che Scompare

Questa meditazione si può svolgere in qualsiasi momento ma è perfetta da eseguire al termine di una sessione di yoga, dopo il rilassamento. E’ una meditazione che sintonizza con i ritmi naturali, a partire da quello del nostro respiro, ricarica intensamente il terzo chakra e rende lo stato di rilassamento ancora più profondo, facendoci sentire uno con il Respiro del Cosmo.

Un’altra occasione in cui si può svolgere questa meditazione è quando ci si trova in spiaggia, magari sdraiati sul bagnasciuga, i piedi e i polpacci lambiti dalle onde…

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Sdraiati in posizione supina, rilassa i muscoli del corpo, in particolare quelli delle spalle e del viso, chiudi gli occhi dolcemente e respira. Lascia che i rumori al di fuori di te, nella stanza o nella strada, ti attraversino. Osservali senza partecipare, come se tu fossi trasparente, non offrire nessuna resistenza. Lascia che la tua consapevolezza, come un fiume, inondi ogni parte del tuo corpo, ogni distretto, scivolando con l’attenzione dalla punta dei piedi fino al cranio, gli occhi, la bocca. Connettiti al tuo respiro, lascia che scorra completo e profondo. Ogni volta che inspiri, senti l’energia del Cosmo entrare dentro di te, dalle tue narici, e scendere lungo la colonna vertebrale; ogni volta che espiri, senti l’energia diffondersi dal tua centro verso ogni parte del corpo e oltre, come onde concentriche… Inspira ed espira. E’ questo che ti permette di vivere. Abbandonati alla Terra che ti sorregge, ora sei al sicuro. Ora sei calma, sei tranquilla adesso.

Ti trovi su una spiaggia, sdraiata sul bagnasciuga. E’ una giornata di Sole e Cielo terso e il Mare è calmo. Le onde che arrivano ti lambiscono i piedi e salgono su fino ai tuoi polpacci, scivolano indietro e poi tornano di nuovo. Ogni volta che inspiri, un’onda ti bagna i piedi e i polpacci, ogni volta che espiri, l’onda si ritira. Tu e il mare avete lo stesso Respiro. Percepisci l’acqua che ti lambisce le gambe, assaporane la sensazione fresca, leggermente schiumosa, senti la sabbia comoda e calda che accoglie il tuo corpo, senti l’odore di sale e Sole che ti avvolge. Respira profondamente. Facendo attenzione, ti accorgi che anche la Terra sotto di te sta respirando, anche la Sabbia sotto al tuo corpo rilassato si alza leggermente e si abbassa in sintonia con il tuo respiro e con quello del Mare.

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Al centro del cielo brilla il Sole e i suoi raggi piovono sulla Terra e ti attraversano, trafiggendo ogni tua cellula di Luce. In particolare, i raggi colpiscono la zona del tuo plesso solare, il tuo terzo chakra: c’è come un canale di Luce che collega il Sole al centro della tua pancia. E’ una sensazione piacevole e tu senti le vibrazioni dei raggi attraversarti e ricaricarti, così come stanno facendo con tutto il resto del mondo: attraversano e ricaricano ogni molecola d’acqua del Mare e ogni granello di Sabbia della spiaggia. Anche il Sole nel Cielo respira, il suo disco d’oro pulsa a ritmo con il tuo respiro e quello della Terra, mentre i suoi raggi inondano di energia ogni particella dell’atmosfera.

Respira insieme agli elementi. Il Mare, la Terra e il Sole respirano insieme a te, condividete lo stesso ritmo, dolce e profondo. Senti il tuo terzo chakra vivificato dai raggi del Sole, che è suo Padre, senti come si gonfia e pulsa, risvegliato dall’energia del Sole. Sentine la potenza calma, lascia che si carichi, che risplenda sempre più intensamente, a ritmo con i tuoi respiri. E’ il tuo Sole personale, il centro della tua energia. Sentilo vivo.

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D’un tratto, ti accorgi che il tuo corpo è scomparso. Non ci sei più, ma la tua consapevolezza è rimasta, è rimasta la tua energia. Solo che ora non sei più separata dal Cosmo, non hai più confini. Ti sei fusa con il Mare, il Sole e la Sabbia, la tua coscienza si trova nel Respiro che vi unisce. Il tuo respiro è il Respiro del Cosmo. Tu sei Respiro e vibrazioni che si diffondono, consapevolezza che si espande, sei il Mare, sei il Sole stesso, sei la Terra, tutti contemporaneamente. Sei Energia pura, che pulsa ritmicamente. Abbandonati a questa sensazione, lascia che il Respiro ti porti. Non ti devi più preoccupare per il tuo Io, ora non esisti più se non come coscienza che contempla la Bellezza dell’Adesso. E l’Adesso sei tu, l’Adesso è nel tuo respiro. Puoi quasi sentire il suono celestiale della sua vibrazione che si diffonde.

Quando ti senti pronta, ringrazia e saluta dolcemente la Spiaggia, il Mare e il Sole. Sempre respirando profondamente, torna nella stanza in cui si trova il tuo corpo materiale. Percepisci la Terra sotto alla tua schiena, che si tratti del pavimento o di una spiaggia. Senti il suo sostegno. Sempre respirando e con i tuoi ritmi, torna ad abitare il tuo corpo e risveglialo dolcemente. Inizia muovendo le dita dei piedi e delle mani, stiracchiati. Quando vuoi, apri gli occhi.

OM. Shanti. Shanti. Shanti.

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Meditazione dei Pianeti

Questa è una meditazione che aiuta a ricaricarsi profondamente e a riconnettersi con l’energia che pervade perennemente il nostro corpo e l’intero Cosmo, diventando consapevoli dell’Adesso e dell’armonia che regola ogni nostro movimento. Aiuta a percepire l’identità tra microcosmo e macrocosmo, comprendendo a livello cellulare l’antica verità: “Come sopra, così sotto”. E’ una meditazione d’Amore.

Si può leggere il testo memorizzandone i momenti principali, oppure si può leggerlo ad alta voce, lentamente e con frequenti pause, e registrarlo per poi ascoltarlo durante la meditazione. Oppure ancora si può chiedere a un amico di leggerlo per noi.

Sdraiati a pancia in su in una stanza, possibilmente in penombra e avvolta dal silenzio. Oppure in un prato all’aperto, in un posto tranquillo ombreggiato dagli alberi.

Stendi le mani ai lati del tuo corpo, mettiti comoda, cercando di lasciare andare le tensioni. Rilassa le spalle e socchiudi le labbra, tenendo la mascella morbida. Abbandonati alla Terra, senti il suo corpo al di sotto del tuo, che ti sostiene e respira insieme a te.

Chiudi gli occhi e respira profondamente. A ogni inspirazione, senti l’aria entrare nei tuoi polmoni e l’energia riempire il tuo corpo e poi diffondersi per le tue membra, raggiungendo ogni cellula. A ogni espirazione, lascia andare ogni tensione, rilassati sempre di più. Immagina le tossine e le energie negative abbandonare il tuo corpo e disperdersi nell’atmosfera.

Svuota la mente, sintonizzandoti con il tuo respiro. Sii presente, ora, adesso. Sei al sicuro, non c’è nulla in questo momento che ti minacci, sei tutt’uno con il grande corpo della Terra.

Ora sposta la tua attenzione all’interno del tuo corpo. Permetti alla tua consapevolezza di diventare piccola come una scintilla che inizia a esplorare il tuo corpo, il suo interno calmo e buio, gli organi, i tessuti, le cellule.

Sotto forma di scintilla, compi un viaggio attraverso il tuo corpo, dai piedi alla testa, scivolando lungo il tuo spazio interiore e sondandone ogni angolo. Passa dalle dita dei piedi ai piedi, alle gambe, alle ginocchia e alle cosce. Esplora il tuo basso ventre, lo spazio dietro al monte di Venere, il tuo utero, le ovaie, l’intestino e tutti gli organi dell’addome. Sali fino a i polmoni, al cuore, ai bronchi, alla trachea. Passa nelle braccia, sempre scivolando leggera fino alle mani, che sono rilassate, a terra di fianco a te. Poi sali nel collo e su fino alla testa, al cervello, gli occhi, le cavità nasali, le orecchie e la bocca. Una volta arrivata lì, sempre respirando profondamente, esci dal tuo corpo, attraverso la fessura tra le labbra, e prendi a salire.

Salendo sempre di più, abbandona la stanza o il prato in cui ti trovi e vai in alto, verso il cielo, attraverso le nuvole.

Ora la Terra sotto di te è un meraviglioso paesaggio che si fa sempre più lontano e astratto, una tavolozza di colori tenui…

Attraversa volando l’atmosfera, la luce brillante e i cirrocumuli. Guardati intorno: la Terra sotto di te è verde, blu e bianca, rotonda e avvolta da garze di nubi. Intorno a te c’è il blu profondo dello spazio, le stelle baluginano in lontananza e altri corpi celesti si avvicinano: sono la Luna, il Sole e gli altri pianeti del sistema solare.

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Fluttuando nel vuoto, osserva la danza della Terra e della Luna: la Luna percorre la sua orbita intorno alla Terra scivolando lentamente, senza mai allontanarsi troppo dalla sua sorella. Terra e Luna si guardano, ruotando nello spazio e su se stesse. Una potente forza di attrazione le tiene unite, un’energia magnetica che non è altro che puro Amore. Osservando la loro danza circolare, senti l’Amore che le lega l’una all’altra, permettendo loro di comunicare e di sintonizzarsi in un equilibrio di energie. La Terra e la Luna si amano, sono corpi celesti continuamente presenti a se stessi, la cui splendida coreografia è mossa dal motore dell’Amore, che altro non è se non energia, la stessa energia che costituisce la stoffa di cui è fatto l’intero Cosmo.

Intorno alla danza d’Amore tra la Luna e la Terra, ci sono tutti gli altri pianeti e la Galassia. Allontanati ancora un poco nello spazio e osserva le orbite dei pianeti del sistema solare: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, ciascuno con i suoi colori, il suo ritmo e la sua dimensione. Scivolano danzando attorno al Sole che emette un’intensa luce ed energia. Anche il Sole sta ruotando. Su se stesso e intorno al centro della Galassia, la Via Lattea, che a sua volta è una spirale che ruota…

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Facendo attenzione, puoi riuscire a percepire il suono dei pianeti, la sinfonia celeste prodotta dal movimento dei loro corpi mentre si muovono gli uni intorno agli altri, influenzandosi a vicenda, in armonia. Gli asteroidi che a volte sfrecciano tra un pianeta e l’altro, seguono la loro rotta nell’Universo, governati anch’essi dalla stessa forza: l’Amore.

Sei una scintilla in mezzo al sistema solare, che osserva il moto dei pianeti, spostandosi con loro e ammirandone la coreografia. E’ tutto un gioco di attrazione e repulsione, di energia che tiene insieme tutto.

Oltre alla musica dei pianeti, ascolta anche la vibrazione di fondo dell’Universo. E’ un suono profondo, poco più che silenzio. Ma se fai attenzione la puoi percepire. E’ la frequenza dell’Amore, il suono cosmico originario, l’OM che pervade l’Universo fin dalla sua nascita e che continua a diffondersi attraverso il Cosmo, trasportando il suo messaggio, riempiendo il vuoto di informazioni. Come scintilla, sintonizzati con la vibrazione dell’OM, lascia che anche il tuo piccolo corpo di luce vibri con la frequenza di fondo dell’Universo. Siete una cosa sola: tu, la Terra, la Luna e i pianeti, la Galassia e l’interno Cosmo siete la stessa energia che vibra a frequenze differenti, e questo permette il moto e la vita. Ma l’energia è la stessa. E’ un’energia divina, di puro Amore, in cui esiste soltanto l’Adesso. Danza con i pianeti al ritmo della loro attrazione, scivola nello spazio, leggera e consapevole solo dell’Ora.

Il movimento dei pianeti intorno al Sole nella Galassia è lo stesso delle tue cellule. Non c’è differenza tra microcosmo e macrocosmo: la stessa armonia che regna quassù regna anche nel tuo corpo. L’Universo altro non è che un immenso corpo di energia, e l’energia  un modo di chiamare l’Amore. Senti l’identità profonda che esiste tra te e l’Universo e immergiti in questo presente di gioia. Sei puro Amore che vibra in sintonia con i corpi celesti, che sono fatti della tua stessa sostanza. Sintonizzati con la coscienza del Cosmo, con la sua immensa consapevolezza silente. Sei lucida e felice. C’è un grande spazio dentro di te, un grande spazio intorno a te, e ovunque pianeti, stelle e cellule danzano insieme un canto d’Amore, in un’estasi continua. Tu e l’Universo siete la stessa cosa.

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Quando vuoi ritornare da questo viaggio, ringrazia e saluta i pianeti e lascia che la tua scintilla scivoli indietro, avvicinandosi sempre più al grande corpo della Terra.

Rientra nell’atmosfera, attraversa di nuovo le nuvole e torna a casa, nella tua stanza o sul prato dove il tuo corpo materiale giace rilassato a occhi chiusi. Senza fretta, rientra dentro di lui dalla bocca socchiusa e connettiti nuovamente al suo respiro calmo e regolare. Respira. Inspira ed espira profondamente.

Ora sei di nuovo nel tuo corpo, il tuo tempio personale, il veicolo attraverso cui ogni giorno percepisci la realtà. Anche lui è fatto d’Amore. Rendigli onore e percepisci la sua profonda connessione con la Terra, che lo nutre e lo sostiene sempre. Senti il suo peso contro il suolo e l’energia che passa dal suo corpo al corpo della Terra e viceversa. La Terra è il tuo pianeta, è meraviglioso, vivo e preziosissimo. E’ fonte di nutrimento e Amore. Le tue radici affondano nel suo grande corpo generoso, rendendoti tutt’uno con lei.

Poi lentamente, con affetto, risveglia il tuo corpo. Incomincia muovendo piano le dita dei piedi e delle mani, stiracchiandoti, e poi apri piano gli occhi.

Bentornata. Non dimenticare la danza d’Amore dei pianeti. Ricorda che stai sempre danzando con loro!

OM. Shanti. Shanti. Shanti.

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La posizione dell’albero (Vrksasana)

Gli alberi sono antichissimi esseri sapienti, che sostengono il suolo, lo nutrono, lo fanno respirare e lo collegano alle forze cosmiche. Sono il respiro del mondo e canali energetici di comunicazione tra la Terra e il Cielo. Con le loro radici sondano le Terra, massaggiandola e parlando con lei, scambiando nutrimenti; con i rami e le foglie comunicano con il Cosmo, canalizzandone le energie. Inoltre, con il respiro delle loro foglie gli alberi permettono all’uomo la vita sul pianeta, che altrimenti, in assenza di una quantità sufficiente di ossigeno, sarebbe impossibile. Viceversa l’uomo, con l’anidride carbonica prodotta dal suo respiro, dà nutrimento agli alberi.

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La simbiosi tra uomo e alberi non si limita a questo: ci sono mille altri modi, fisici e sottili, in cui le due famiglie si scambiano energie e informazioni.

Nonostante gli alberi siano molto più evoluti e sapienti, l’uomo somiglia in certo modo a loro: anch’egli infatti passa la maggior parte del suo tempo in posizione verticale, profondamente legato alla Terra e proteso verso il Cielo. Anch’egli respira, impiega molti anni prima di raggiungere la maturità sessuale e può vivere a lungo, assistendo a numerosi cicli di stagioni e ai mutamenti della Natura, accumulando saggezza da condividere. Questa somiglianza fa sì che la comunicazione tra uomo e alberi sia non soltanto possibile ma anche molto importante e fonte di gratificazione e di crescita.

Imparare ad ascoltare gli alberi e a parlare con loro è una delle più grandi fonti di ricchezza e gioia. Connettersi agli alberi è un modo efficacissimo per ricaricarsi dell’energia che corre lungo il loro tronco come lungo la nostra colonna vertebrale. Stare in mezzo agli alberi espande il nostro respiro connettendolo al respiro del Mondo.

In Vrksasana (che si legge vrikshasana) “imitiamo” gli alberi, radicando un piede a Terra e allungandoci verso il cielo. Durante l’asana è importante cercare di assumere lo stesso atteggiamento di un albero verso il mondo, “sentirsi” un albero, antico e maestoso, simbolo da sempre di vita e armonia.

Vrksasana, la posizione dell’albero, è un asana molto potente, che aiuta a riallineare tutti i chakra e a riconnettersi con la fonte di energia terrestre e cosmica. In particolare stimola il chakra della radice, Muladhara, aumentando il radicamento e la sicurezza in se stessi e nel proprio diritto a esistere; il chakra del cuore, Anahata, connesso alle emozioni superiori e all’Amore cosmico; il chakra della gola, Vishuddha, legato all’espressione dei talenti.

La posizione non presenta controindicazioni e apporta benefici tonificando l’apparato respiratorio, massaggiando lievemente il cuore, tonificando il sistema nervoso, aumentando la concentrazione e il senso dell’equilibrio, sviluppando la forza delle gambe e delle braccia.

Eseguita in un parco, in un bosco o vicino agli alberi è ancora più efficace.

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L’ASANA

In piedi, a gambe leggermente divaricate, percepire la stabilità del nostro corpo, prestando attenzione alle piante dei piedi e alla sensazione che scaturisce dal loro contatto con il suolo. I piedi sono il nostro ancoraggio e mantenere una posizione dritta e stabile, con i piedi ben piantati a terra e le spalle aperte ci aiuta a respirare meglio e a percepire a livello fisico la nostra autorità, influenzando il modo in cui ci rapportiamo al mondo e agli altri. Controllare che la postura sia corretta: le spalle aperte ma rilassate, il bacino leggermente ruotato in avanti così da non avere tensioni nella zona lombare, le ginocchia morbide ma non flesse. Chiudendo gli occhi, ascoltare la fierezza del proprio corpo, la sua apertura, la sua forza pacata che nasce dal contatto e dal radicamento nella Terra. Immaginare che radici invisibili escano dalle piante dei piedi e penetrino sinuose nella Terra, scambiando energia con lei e collegando il nostro corpo al suo corpo, indissolubilmente.

Accompagnare questa centratura con respiri ampi e profondi.

Dopo qualche minuto, riaprire gli occhi, unire i palmi delle mani davanti al petto nel gesto di preghiera e scaricare il peso del corpo sulla gamba sinistra, spostando il centro di equilibrio. Inspirando, sollevare piano la gamba destra, prima semplicemente appoggiandola alla caviglia sinistra poi, anche aiutandosi con la mano destra, facendo salire il piede fino al ginocchio sinistro e, se ci si riesce fino al perineo, facendo aderire la pianta destra all’interno coscia della gamba sinistra. Cercare di stare dritti il più possibile e di non compensare eventuali squilibri sbilanciando il bacino.

Lentamente, inspirando, sollevare le mani sopra la testa e portarle in alto, nel gesto di saluto al cielo, estendendo la spina dorsale e poi riabbassarle fino a che non si trovino sopra al capo. Spingere i palmi delle mani uno contro l’altro, per rafforzare la braccia. Mantenere le spalle rilassate.

Una volta entrati in posizione, contrarre i glutei e fissare un punto davanti a sé per mantenersi meglio in equilibrio. Immaginare radici che dalla pianta del piede sinistro sprofondano nella Terra e un filo di luce che dal Cielo si collega alla cima del nostro capo, sostenendoci. Immaginare di essere un albero, ancorato alla Terra e teso verso il Cielo. Immobile, tranquillo e sereno spettatore del mondo, canale energetico che collega il basso all’alto, respirando insieme al respiro del cosmo.

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Mantenere la posizione da una decina di respiri calmi a qualche minuto. All’inizio potrebbe risultare difficile mantenere l’equilibrio ma con la pratica sarà sempre più semplice.

Una volta usciti dalla posizione, prestare per qualche istante attenzione alla differente sensazione che ora si prova nelle due gambe. Come si sente la gamba sinistra?

Ripetere secondo le stesse modalità e con gli stessi tempi anche a destra.

OM. Shanti. Shanti. Shanti.

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Letture consigliate:

-Cella G., Il grande libro dello yoga, Rizzoli, Milano 2009

-Hageneder F., Lo spirito degli alberi, Crisalide, Latina 2001

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Lughnasadh, la prima festa del raccolto

Il 1 agosto nella tradizione celtica si celebrava la festa di Lughnasadh, dedicata al dio Lugh, dio del Sole e della Luce. Lughnasadh è una delle quattro feste stagionali celtiche, insieme a Beltane (1 maggio), Samhain (1 novembre) e Imbolc (1 febbraio).

Un altare rappresentante il dio Lugh tricefalo

Un altare rappresentante il dio Lugh tricefalo

Lughnasadh (o Lammas presso i sassoni) inaugura l’inizio della stagione del raccolto e cade a metà fra il solstizio d’estate e l’equinozio d’autunno, segnando anche la fine dell’estate (per un’interessante descrizione delle stagioni e dei loro giorni naturali di inizio nella tradizione, vi consiglio di leggere lo splendido libro “L’anno della Terra” si Walter Cloos).

E’ una festa dell’abbondanza ma anche della speranza, della fiducia nel raccolto che verrà, frutto di duri lavori e della generosità di madre Terra.

Tradizionalmente veniva celebrata con fuochi, danze rituali, scambi commerciali, gare, la raccolta dei mirtilli a scopo divinatorio (se i mirtilli fossero stati abbondanti si avrebbe avuto anche un buon raccolto), visite ai pozzi sacri, offerte dedicate al primo grano e il sacrificio di un toro.

Il 31 luglio si allestivano capanne coperte di fiori, vicino a corsi d’acqua, dove gli amanti andavano a trascorrere la notte.

I riti di Lughnasadh miravano ad assicurare una stagione di raccolti abbondanti, che avrebbero garantito la sopravvivenza durante i lunghi mesi invernali.

"Estate" di Alfons Mucha

“Estate” di Alfons Mucha

Quest’anno l’energia che lo accompagna è particolarmente potente, perché la festa cade in un anno con tredici lune, proprio il giorno dopo quello della Luna Blu in Acquario, luna magica e speciale, perfetta per focalizzare le proprie intenzioni e realizzare i propri sogni.

Lughnasadh è un giorno di gioia e di aspettativa, ma anche di riflessione sul cambiamento: la luce dell’estate comincia a diminuire, le foglie degli alberi iniziano il loro processo di ingiallimento che le porterà a cadere, anche quest’anno, dai rami, preparando la coperta invernale della Terra.

Possiamo perciò connetterci all’energia solare di oggi con una meditazione sul Sole e sul tempo circolare: le stagioni meravigliose che scandiscono e accompagnano la danza della nostra vita nel mondo, l’eterno ritorno, lo scomparire quotidiano dell’astro e il suo quotidiano ritornare a illuminarci. L’andare e venire della terra lungo la sua orbita, i mutamenti essenziali ad esso legati. C’è un tempo per seminare e uno per raccogliere, un tempo per festeggiare e uno per stringersi intorno al fuoco, un tempo per lavorare e uno per sognare, un tempo per la fatica, uno per il riposo. E al centro di tutto questo ci siamo noi, che abbiamo le stesse necessità di cambiamento, di morte e rinascita della Terra. Quale sarà il nostro raccolto di quest’anno? Ci siamo dati da fare durante la semina? In ogni caso, siamo grati per ciò che abbiamo, togliamoci di dosso gli occhiali dell’insoddisfazione e, anche solo per un attimo, contempliamo la realtà a occhio nudo, con il nostro vero sguardo di dèi, di entità di pura luce. Identifichiamoci con il Tutto, abbandoniamo i nostri piccoli ego per scomparire nell’immensità della luce d’agosto. L’abbondanza ci circonda, fluisce da noi e verso di noi ed è il nostro stesso pensiero a crearla! Abbandoniamoci alla fiducia nella Terra, lasciamo che ci trasporti con sé nel suo viaggio eternamente presente, sempre mutevole, vivo! La Terra è viva e ci ama. Rendiamole onore per questo e ricambiamo la sua generosità. Siamo tutt’uno con lei, nel suo maturare e nel suo apparente morire. Fa tutto parte della Ruota della Vita e soltanto quando smetteremo di opporci al suo movimento e danzeremo insieme a lei potremo renderci conto di quanto sia meraviglioso e fonte di gioia incondizionata esserne parte.

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