Sorbo: il Protettore della Rinascita

Nome: Sorbus aucuparia L., famiglia delle Rosaceae.
Altre specie di Sorbo comuni nelle nostre zone sono Sorbus domestica L. e Sorbus aria L., o Sorbo montano.

Il nome generico deriva forse dal latino sorbeo, “sorbire, assorbire”, presumibilmente per via delle proprietà astringenti e conservanti delle bacche, con le quali presso i Romani si produceva una bevanda dalle caratteristiche simili al sidro.
Il nome specifico aucuparia deriva probabilmente invece da avium, “uccello” e capere, “prendere, catturare”, perché gli uccelli sono ghiotti dei frutti di quest’albero e si posano numerosi sui suoi ami per nutrirsene, rendendo il Sorbo un involontario alleato dei cacciatori.

E’ interessante notare che il suo nome germanico è Eberesche, che deriva dalla fusione dei nomi gaelici di altri due alberi, il Tasso (Eburos) e il Frassino (Esche): infatti le foglie del Sorbo somigliano a quelle del Frassino, mentre i suoi frutti a quelli del Tasso.

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Botanica:
Il Sorbo è un albero amante della luce, che raramente raggiunge grandi dimensioni, attestandosi di solito su altezze intorno ai 13 metri (altezza massima raggiunta: 30 m) mentre, in condizioni ideali, può vivere anche fino a 300-400 anni.
Non pretende molto dal suolo e, lasciando filtrare molta luce attraverso i suoi rami,permette alle altre piante di crescere attorno a lui.

I suoi habitat principali sono le pendici delle colline e delle montagne meno alte, dove spesso si trova vicino alle abetaie e dove contribuisce all’equilibrio del terreno trasformandone gli strati acidi, prodotti dalla lenta decomposizioni degli aghi, in fertile humus. Per il suo bisogno di luce diretta preferisce crescere come esemplare isolato e conquista il proprio spazio emettendo rami orizzontali poco lontani da terra, diventando un albero con la chioma più larga che alta.

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Il tronco è di colore bruno e negli esemplari giovani si presenta liscio, e inizia a fessurarsi, partendo dal basso, solo quando l’albero raggiunge l’età adulta. In presenza di disturbi geodetici cresce attorcigliato, girando generalmente verso sinistra.
Le gemme sono verdi, macchiate di rosso e resinose. Le foglie sono lunghe 15-25 cm, imparipennate, composte da 13-21 foglioline dal margine seghettato, lunghe fino a 6 cm e larghe 1 cm, di color verde scuro sulla pagina superiore e verde chiaro su quella inferiore. In autunno diventano rosse, colorando il paesaggio.

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Le sue infiorescenze bianche ricordano quelle del Sambuco e sono formate da numerosi fiori a cinque petali, bisessuali, disposti in corimbi che fioriscono a maggio per poi svilupparsi in grappoli di bacche (le sorbe o sorbole) prima verdi, poi arancioni e infine rosse in autunno. L’abbondanza dei suoi frutti dipende dalla grande quantità di luce che riesce ad assorbire. Gli uccelli ricambiano la sua generosità distribuendo i semi contenuti nelle bacche di cui si nutrono.

Fitoterapia:
Le foglie del Sorbo sono impiegate tradizionalmente per la loro azione antinfiammatoria sul tratto intestinale e in caso di meteorismo, mentre l’infuso dei fiori è utile in caso di tosse o bronchite.

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La parte di quest’albero più utilizzata in fitoterapia sono però indubbiamente i frutti, le sorbole, bacche aspre leggermente tossiche da crude ma perfettamente commestibili previa bollitura. Contengono acido sorbico (la parte tossica per l’uomo, con azione conservante – per questo un tempo il latte veniva conservato in recipienti in legno di sorbo), glucidi, carotene, pectina, olio essenziale, provitamina A e più vitamina C di arance e limoni. L’azione delle bacche è dunque antiossidante, astringente, antidiarroica, rafforza il sistema immunitario e purifica il sangue.
I pianeti che governano quest’albero sono Saturno e Venere.

Il gemmoderivato ottenuto dalle gemme di Sorbus domestica è considerato un rimedio specifico per le vene: tonifica la parete venosa, ne combatte l’infiammazione e riduce i fenomeni conseguiti. Agisce nelle sindromi di insufficienza venosa caratterizzate da pesantezza degli arti e negli stati pretrombotici, mostrando una certa tendenza a correggere l’ipercoagulazione.
Altre indicazioni sono acufeni e sordità sostenute da timpanosclerosi. E’ uno dei rimedi d’eccellenza per le donne in climaterio o menopausa, in quanto contribuisce ad attenuare la sintomatologia di tipo circolatorio (cefalea, vampate, ipertensione).

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Mitologia e storia:
Il Sorbo (Luis) è il secondo albero dell’alfabeto arboreo celtico e i suoi rami rotondi, coperti di pelli di toro appena scuoiato, erano usati dai druidi come estrema risorsa per incitare gli spiriti a rispondere a domande difficili. Nelle isole britanniche, il Sorbo è l’albero più utilizzato come protezione contro i fulmini e i malefici in genere.

Nell’antica Irlanda i druidi di due eserciti nemici accendevano fuochi di Sorbo e vi recitavano sopra incantesimi per chiamare gli spiriti a prendere parte al combattimento. Nell’epica celtica (Il Romanzo di Diarmuid e Grainne) la bacca del Sorbo, insieme alla mela e alla noce rossa, viene definita “cibo degli dei”, espressione che porta a interpretare il tabù alimentare su tutto ciò che è rosso come un’estensione di quello comune sul fungo rosso dell’Amanita muscaria, considerata “cibo degli dei” anche presso Greci e Romani (nella Grecia antica tutti i cibi di colore rosso -aragoste, pancetta, triglia, gamberi, frutta e bacche rosse – erano soggetti a tabù tranne che nelle festività in onore dei morti. Il rosso, forse anche per l sua connessione con il colore del sangue, era il colore della morte in Grecia e nella Britannia dell’Età del Bronzo, come mostra l’ocra rossa rinvenuta nelle sepolture megalitiche della piana di Salisbury, così come in altre sepolture dell’Europa Neolitica – cfr. M.Stone, Quando Dio era una donna).

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Il Sorbo è considerato dai Celti l’albero del ritorno in vita e del risveglio, profondamente legato al prevalere della luce sul buio. Il suo mese nel calendario celtico va dal 21 gennaio al 17 febbraio, e a metà di questo periodo cade la festa di Imbolc (1 febbraio), una delle quattro feste stagionali che scandivano l’anno pagano (insieme a Beltane, Lammas e Samain). Imbolc è la festa del ritorno della luce, segna la fine dell’inverno e l’inizio della rinascita della vegetazione. Imbolc e il Sorbo sono protetti dalla dea Brigid (o Birgit, Brigitta, Brigantia), divenuta poi con il Cristianesimo Santa Brigida, che un tempo era la Dea Bianca, la Triplice Dea protettrice del Fuoco, del risveglio alla vita, delle arti, della filatura e della tessitura. Anche per questa ragione, tradizionalmente, i fusi erano in legno di Sorbo. Il legame tra il Sorbo e il Fuoco, la Luce, si trova anche nel suo nome celtico: Luis, che ha la stessa etimologia di luisiu, ovvero “fiamma”.

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Le bacchette da rabdomante un tempo usate per trovare i metalli erano in legno di Sorbo e il suo legno veniva spesso usato nella divinazione. Il suo uso oracolare spiega forse, secondo Graves (Graves R., La Dea Bianca) la presenza di boschetti di quest’albero a Rugen e nelle altre isole baltiche dell’ambra, un tempo sedi oracolari, nonché la frequente ricorrenza del Sorbo notata da John Lightfoot (Lightfoot J., Flora Scotica) nei pressi di antichi cerchi di pietre. Il Sorbo era considerato protettore delle soglie e portatore di luce, custode del passaggio tra i mondi e dei risvegli a nuova vita.

Nei miti norreni ritroviamo ancora il Sorbo come simbolo di protezione. Un mito islandese narra che Thor, dio dei tuoni e dei fulmini, un giorno stava per annegare in un fiume, ma riuscì a salvarsi aggrappandosi a un ramo di Sorbo. Da allora, oltre alla Quercia, anche il Sorbo divenne sacro al dio. Poiché Thor è il dio dei fulmini, questo spiegherebbe anche come mai il Sorbo è considerato nel nord l’albero che meglio protegge contro di essi (statisticamente, quest’albero è in effetto uno dei meno colpiti durante i temporali).

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Tradizionalmente, nel Galles avere un Sorbo vicino alla propria casa era considerata una fortuna e le donne si appuntavano al petto bacche di Sorbo per proteggersi dalle stregonerie.

Infine, è interessante notare come in molte leggende irlandesi si trovino serpenti e draghi in qualità di guardiani di alberi di Sorbo, ed essendo il serpente uno degli animali-simbolo della Grande Dea nella sua versione ctonia, questo dato ci parla della connessione tra il Sorbo e la Dea così come di quella tra il Sorbo e le forze della Terra. Infatti se consideriamo che molto spesso i cerchi di pietre megalitici sorgono lungo le linee in cui scorrono le correnti energetiche della Terra (una sorta di meridiani del corpo di Gaia, un tempo chiamati “linee del drago”, e il drago non è in fondo che una versione potenziata del serpente che, guarda caso, sputa fuoco), e che spesso vicino a questi siti si rinvengono Sorbi o tracce di essi, vediamo come serpenti, Sorbi e siti megalitici siano legati dal filo rosso del culto della Dea Madre, che altro non è se non il pianeta-organismo su cui viviamo e di cui facciamo parte. Le antiche popolazioni, che intuivano e conoscevano l’anatomia energetica della Terra, costruivano mandala di pietra in luoghi in cui l’energia era particolarmente forte, per favorire la comunicazione tra i mondi, le dimensioni temporali e i piani di coscienza, e ponevano il Sorbo come guardiano di questi portali.

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L’energia del Sorbo:
Tempo fa, con il un gruppo di donne, andammo in montagna, al confine tra Italia e Svizzera, per incontrare un Sorbo secolare che cresce lassù. Eravamo emozionate e determinate, ma l’escursione non andò come speravamo. Infatti, non riuscimmo a trovarlo. Il Grande Sorbo non si face scovare, nonostante l’avessimo cercato a lungo, in su e in giù lungo il ripido pendio del bosco in cui abita. Trovammo invece, poco più sotto, altri due esemplari di Sorbo, forse non monumentali come quello che andavamo cercando, ma comunque molto grandi e di certo secolari. Stavano come due guardiani vicino a un rifugio in pietra. Non avendo trovato il Sorbo maggiore, ci concentrammo sui due più “piccoli”, facendo un cerchio e cantando per loro, onorando la loro bellezza e connettendoci alle loro energie. La delusione scomparve. Credo ora che il Grande Sorbo si fosse nascosto a noi perché, in qualche modo, non eravamo ancora pronte a incontrarlo. L’energia del Sorbo illumina e protegge, e protezione significa anche insegnare il giusto tempo e mostrare come la delusione nasca dalle aspettative. Anziché un albero, il Sorbo ce ne offrì due, una coppia di custodi del Tempo, come a dirci: “Ancora non potete incontrare il Re, ma guardate lungo il cammino, prestate attenzione: forse ciò che vi serve ora l’avete già trovato. Apprezzate ciò che avete. La vita è un viaggio con tante soglie.”

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Ogni soglia è morte e rinascita. E il Sorbo custodisce il ritmo dell’evoluzione, proteggendo l’inizio di ogni nuovo ciclo e segnandolo, come i cerchi nel suo tronco testimoniano il tempo di ogni anno che passa.
Il Sorbo è Fuoco e Terra. E’ il Fuoco nella Terra, che non muore mai ma si rinnova ciclicamente. Ci insegna a cambiare pelle come i serpenti, rimanendo noi stesse ma rinascendo sempre. Quando crediamo di essere arrivate alla fine, ecco che ricominciamo, e questo avviene di continuo, su scala piccola ogni giorno, al sorgere del Sole, e su scala più grande attraverso i cicli che scandiscono la nostra vita presente così come quelli che ci guidano lungo le nostre reincarnazioni. Il Sorbo protegge gli inizi, le soglie e il Fuoco che non si spegne. E’ guardiano del Tempo e del Karma, insegna ad attendere il momento giusto con la certezza che arriverà, ma non sarà quando lo vorremo noi, né quando ci sembrerà di averne bisogno assoluto… Arriverà quando saremo pronte, quando avremo smesso di cercarlo perché avremo accettato la necessità di morire. Soltanto accettando di morire possiamo rinascere. Aggrapparci e cercare a tutti i costi ciò che crediamo indispensabile, in realtà rallenta il cammino e lo rende più doloroso, perché ci impedisce di apprezzare ciò che ci offre il presente. Il Sorbo è portatore di una saggezza antica e il suo messaggio per noi è importantissimo e a volte difficile da accettare. Per questo lui ci protegge. Ci fa sapere che lui c’è, che ciò di cui abbiamo bisogno c’è, siamo noi che ci ostiniamo a non vederlo. Se prestiamo attenzione all’energia del Sorbo, possiamo sentire il Fuoco della Terra che non smette mai di ardere: un’energia stabile e sicura e mite, che supera il Tempo e mostra come rinascere significhi molto di più di ciò che siamo solite pensare. “La Primavera è già tornata” ci dice il Sorbo. “Sarebbe tornata comunque ed è già qui. Guarda, guarda bene. Ce l’hai fatta e ce la farai sempre, di nuovo. Abbi coraggio e fede. Non sei sola. Attraverso di me puoi riconnetterti al Fuoco che arde dentro di te e dentro la Terra, e lasciare che ti purifichi e ti prepari per un’alba nuova. Ogni cosa a suo tempo, lungo le linee della geometria sacra che sono le nostre vite, verso il centro. E il centro è ovunque.”

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-Brosse J., Mitologia degli alberi, Rizzoli, Milano1991
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-Lightfoot J., Flora Scotica, B.White, London 1777 (versione digitale)
-Motti R., Botanica sistematica e forestale, Liguori Editore 2010
-Pelikan W., Le piante medicinali Vol. I, II, III, Natura e Cultura Editrice, Alassio 1999
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