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Samhain: ogni Fine è un nuovo Inizio

Per i Celti, dal tramonto del 31 ottobre al tramonto del 1 novembre il velo che divide mondi si assottiglia, permettendo alle creature di dimensioni parallele di entrare in comunicazione. Durante quel giorno, gli spiriti degli antenati defunti e quelli degli Aos Sì, “coloro che vivono sotto le colline”, ovvero fate ed elfi, potevano incontrare i viventi e festeggiare con loro, oppure perseguitarli.

Nella tradizione celtica gli Aos Sì erano considerati essere gli spiriti dei Tuatha Dè Danann (“il popolo della Dea Dana”), ovvero gli antenati più antichi degli stessi Celti, la popolazione che viveva nelle terre celtiche prima di ritirarsi nell’Altromondo in seguito alle invasioni dei Milesiani, i figli mortali di Mil Espaine, un invasore proveniente dall’Iberia.

I Tuatha Dè Danann, sconfitti dai Milesiani, accettarono di andare a vivere sottoterra, sotto alle colline così diffuse e caratteristiche del paesaggio irlandese, chiamate in gaelico “sidhe”, termine con cui si possono indicare sia le semplici colline che, per estensione, anche le creature che ci vivono.

20245809 Plate 6 There is almost nothing that has such a keen sense of fun...

Anziché divenire divinità o fantasmi, divennero fate, elfi e folletti: un popolo governato da leggi differenti da quello umano, che vive in una dimensione parallela alla nostra, con cui a volte si intreccia.

E’ interessante notare che davvero i Celti usavano seppellire i loro avi sotto a colline, scavando tombe simili a case, decorate con incisioni spiraliformi e orientate astrologicamente. Nel caso del Mound of the Hostages, una tomba neolitica situata in Irlanda, nella valle del fiume Tara, l’ingresso è allineato con l’alba di Samhain (pronuncia “saah-win” o “saa-ween”).

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I Tuatha Dè Danann sono con ogni probabilità una stirpe realmente esistita, sconfitta dagli invasori e sterminata, sepolta dai sopravvissuti sotto a colline e divenuta leggenda fra gli uomini. Gli antenati anziché semplicemente morire hanno attraversato il velo delle dimensioni, cambiando realtà e trasformandosi in un popolo fatato che, a Samhain, è molto facile incontrare.

L’importanza delle feste stagionali (Samhain, Imbolc, Beltane, Lughnasadh) presso i Celti risale ad origini molto antiche. James Frazer, ne Il Ramo d’oro, fa notare che il 1 novembre nelle terre d’Irlanda non poteva essere una data collegata al mondo dell’agricoltura, in quando il clima è già troppo rigido e il raccolto è terminato. Invece, è proprio intorno a questa data che i pastori riportano il bestiame dai pascoli di altura estivi, per ritirarlo nelle stalle, preparandosi al gelo e al buio. Samhain sarebbe pertanto una festa legata al mondo pastorale e perciò arcaica, precedente lo sviluppo dell’agricoltura. E’ la festa che celebra l’annuale morte della Natura, la fine dell’anno lunare e l’inizio del nuovo (il capodanno lunare vero e proprio ha luogo con il primo novilunio dopo il giorno di Ognissanti, che quest’anno cadrà l’11 novembre). Se a Beltane, festa speculare a Samhain celebrata ogni 1 maggio, si festeggiano la luce e la vita facendo grandi fuochi e danzandovi intorno, a Samahin si danza intorno agli stessi fuochi per accogliere l’oscurità e onorare la morte.

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Alcuni studiosi hanno ipotizzato che, in un remoto passato, a Samhain si svolgessero sacrifici di capi di bestiame e di esseri umani: il dio della vegetazione moriva e il suo sangue veniva utilizzato per fertilizzare la terra, per renderla ricettiva ai semi che vi avrebbero trascorso sognanti tutto l’inverno, germogliando soltanto mesi e mesi dopo, al ritorno della luce.

Samhain è una festa molto importante: è un rito di conclusione, di morte e rinascita (perché ad ogni fine corrisponde un nuovo inizio). I fuochi di Samhain servono a purificare, a bruciare il vecchio, ciò che non serve più, per permettere al nuovo di formarsi. Com Samhain celebriamo l’arrivo del buio e del freddo, riconnettendoci a quella rete della vita che ci fa tutti fratelli: onorando gli antenati, gli spiriti defunti, dai più vicini ai più remoti, alle origini della razza umana.

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Albero genealogico

Tradizionalmente, la sera del 31 si apparecchia la tavola aggiungendo un posto in più, per i morti. Si serve il cibo anche sul loro piatto e, alla fine del pasto, si pone quello stesso piatto fuori dalla porta, offrendolo agli spiriti che quella notte si aggireranno in questa dimensione.

Questo è un rito semplice che anche noi oggi possiamo ripetere. Samhain è un’ottima occasione per commemorare i morti del nostro lignaggio, vicini e lontani, onorandoli, invocando luce ed energie di guarigione per sanare i pattern negativi che ancora sopravvivono e ringraziando gli avi per i loro doni, per la vita, per i talenti che offriamo al mondo.

Milioni di madri hanno sofferto la gioia e il dolore del parto per permettere a noi di nascere. Siamo il frutto e l’anello di una lunghissima tradizione di amore, fatta da persone in carne e ossa, ognuna con i propri dolori, paure e fantasmi, che ci hanno trasmesso la vita facendo sempre il meglio che potevano. Samhain è il momento per riflettere su questo, per guarire e ringraziare. La Guarigione è un processo lungo, dura tutta la vita. E’ bello perciò dedicarle momenti sacri, in cui oltre che guarire noi stesse, guariamo anche il nostro lignaggio e, attraverso la rete della vita, il resto dell’umanità.

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Samhain è anche il tempo per rivolgere l’attenzione alla nostra interiorità, imitando ciò che fa la Natura: gli alberi fermano lo scorrere della linfa nei rami, concentrando tutta la loro vita sottoterra, dove la coltre di foglie e ghiaccio permetterà di mantenere il tepore. Sopra la Terra tutto sembrerà morto, mentre dentro, all’interno, la vita starà sognando forme e colori. Secondo Rudolf Steiner le stagioni corrispondono al ritmo del respiro della Terra: l’autunno è quando la Terra inspira, per poi trattenere il respiro durante l’inverno, espirare durante la primavera e rimanere in apnea d’estate, completamente esteriorizzata, in attesa del lungo inspiro che porterà nuovamente l’autunno.

Accogliamo il buio e il freddo sintonizzandoci con il nostro mondo interiore, concentriamoci sul respiro, poniamo attenzione a ciò che sentiamo dentro di noi. Tiriamo le fila dell’anno trascorso, buttando ciò che non serve più e ripulendo il nostro spazio, a tutti i livelli, da quello fisico a quello spirituale. Prepariamo un suolo fertile che accolga i semi dei nostri progetti futuri. Lasciamo dolcemente che la parte più attiva di noi vada in letargo e affiniamo i nostri sensi sottili. Facciamo lunghe passeggiate nei boschi, se possiamo. Proviamo ad ascoltare il rumore della Vita che sogna.

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Nota: tutti e tre i disegni riportati in questo articolo sono di Arthur Rackham (1867-1939), illustratore inglese che ha illustrato, tra gli altri, “Fiabe irlandesi” di Stephen James e “Alice nel Paese delle Meraviglie ” di Lewis Carroll.

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Tormalina Nera, la pietra della Purificazione

La Tormalina è un minerale primario che si forma nelle rocce plutoniche, ovvero quelle che solidificano più in profondità sotto alla crosta terreste, intrudendosi nel magma e poi risalendo verso la superficie in un lento viaggio che può durare migliaia di anni, portando con sé il proprio messaggio evolutivo cristallizzato nelle viscere alchemiche della Terra.

Esistono Tormaline di svariati colori (verdi, rosa, marrone, blu, gialle…), poiché la caratteristica delle Tormaline è la struttura, che rimane costante nonostante i componenti chimici possano cambiare, donando alla pietra un colore e proprietà di volta in volta diverse.

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La Tormalina nera, o Sciorlo, di cui ci occuperemo qui, costituisce il 95 percento di tutta la Tormalina finora rinvenuta sul pianeta Terra ed è costituita da sodio e ferro. E’ una pietra nota fin dall’antichità, che i maghi medievali utilizzavano durante gli incantesimi come protezione contro i “demoni della Terra”. Il nome “Sciorlo” deriva dal nome con cui nel Medioevo veniva indicato un paese della Sassonia oggi detto Zschorlau, dove si trovavano miniere di alluminio all’interno delle quali si rinveniva spesso anche questa Tormalina. Per quanto riguarda invece l’etimologia del termine Tormalina, deriva probabilmente dal cingalese turamali (molta della Tormalina in commercio proviene proprio dallo Sri Lanka), che significa “pietra che attira la cenere”. Infatti una delle caratteristiche più interessanti di questa pietra, che si riflette anche sul piano energetico, è la sua capacità di caricarsi elettricamente, sia se riscaldata (piroelettricità) sia se sottoposta a una certa pressione (piezoelettricità), trasformandosi in un magnete.

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Nella tradizione araba questa pietra era ritenuta un simbolo del Sole, in grado di rafforzare il cuore e di proteggere dagli incubi.

In effetti, la Tormalina è un vero e proprio Sole nero, che concentra in sé un potenziale energetico enorme e radiante. Le sue proprietà eterico-fisiche la rendono inoltre una pietra in grado di incanalare le energie negative e inquinanti, non assorbendole ma trasmutandole, creando un vortice energetico che cambia il segno alla forza che lo attraversa. Questo le viene permesso anche grazie alla sua struttura di lunghe striature che corrono perfettamente parallele, incanalando i raggi elettrici della luce che trasformerà immediatamente le vibrazioni più dense in flussi energetici positivi. La Tormalina nera tesse un’intricata rete di luce nella nostra aura, donandoci gioia, forza, pace, e purificandoci dalle interferenze negative, liberandoci dai parassiti energetici, rafforzando il nostro campo aurico e innalzando le sue vibrazioni. Più alta è la frequenza a cui vibriamo, più difficile è per le malattie e i parassiti (sia fisici che eterici!) attaccarci, in quanto queste entità hanno frequenza vibratorie molto basse. La Tormalina nera, aumentando le nostre frequenze, ci dona integrità e protezione, innalzando uno scudo energetico intorno a noi. Ci protegge inoltre anche dalle energie negative che provengono dall’interno di noi stessi (in fin dei conti, tutto ciò che accade accade dentro di noi, non altrove), neutralizzando nevrosi ed emozioni deleterie come collera, risentimento, gelosia e insicurezza.

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La Tormalina nera è utile anche per incanalare l’energia e farla scorrere da un chakra all’altro, e in particolare per radicare alla Terra il chakra della radice, Muladhara. Con il suo nero profondo e luminoso, la Tormalina ci fa sentire sicuri sulla Terra, ci offre protezione e uno spazio sicuro in cui agire, ci fa sentire con pienezza il nostro diritto a esistere. Questa è naturalmente anche una conseguenza del sua rafforzamento delle vibrazione auriche, in quanto un’elevata frequenza vibratoria ci fa sentire più sicuri, limpidi, interi e protetti, liberandoci dall’insicurezza, dalla tensione, dalla titubanza e dalla maldestrezza tipiche di chi non si sente autorizzato a esistere, oppure è vittima di sanguisughe energetiche.

Indossare una Tormalina nera o assumere gocce del suo elisir di gemma ci possono aiutare a purificare il nostro campo energetico da scorie e agenti inquinanti di ogni tipo: psichici, eterici e fisici. Infatti questa pietra fenomenale è anche un’ottima protezione contro i campi elettromagnetici, come quelli per esempio generati dalle apparecchiature elettroniche da cui siamo quasi perennemente circondati.

La Tormalina, grazie alle sue proprietà e alla sua splendida, generosa energia di Sole nero, attrae verso di sé le radiazioni elettromagnetiche e le trasforma. Questo è il suo grande potere: non le assorbe, non le tiene dentro di sé caricandosi di negatività, ma si comporta come un catalizzatore, tramutando le energie, cambiando la loro carica da negativa in positiva! Questa è un proprietà fantastica che tutti noi dovremmo fare nostra e che rende la Tormalina nera una pietra estremamente attuale – non a caso è dagli anni Ottanta che si è iniziato a rinvenire grandi quantità di questa pietra, che affiora dalle viscere di madre Terra proprio in questo momento della nostra evoluzione…

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Sistemando una Tormalina vicino al computer, al modem, al cellulare o a qualunque altra fonte di inquinamento elettromagnetico, possiamo proteggerci dalle radiazioni e contare sul potere trasformante di questa preziosa pietra. Inoltre, la Tormalina è ottima da utilizzare nei rituali di purificazione dei luoghi, durante i quali “risucchia” verso di sé tutti i “demoni” e le energie malefiche presenti in un posto, liberandoli in seguito nell’atmosfera in vortici di energia pulita.

Sistemata ai quattro angoli di una stanza, crea una griglia di purificazione e di protezione.

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Mettere una Tormalina nera sotto al cuscino quando si dorme, oltre a proteggere da eventuali campi elettromagnetici (a questo proposito, ricordo che, visto che il sonno è un momento delicato e importantissimo della nostra vita, durante il quale il nostro corpo si autopulisce e il nostro spirito esce dal corpo fisico per compiere viaggi in astrale, è buona norma dormire in stanze prive di fonti di inquinamento di ogni genere, provvedendo a spegnere ogni dispositivo elettronico presente), provvede a scaricarci di tutte le energie negative accumulate durante la giornata, donandoci sogni limpidi (questo lo dico per esperienza: dormire con una Tormalina mi procura sempre sogni particolarmente chiari, forse per via della protezione che la pietra mi offre contro le intrusioni esterne).

Sul piano meramente fisico, la Tormalina nera è utile come energizzante, come antinfiammatorio e ovviamente per proteggere da qualsiasi tipo di radiazioni.

Utilizzata in cristalloterapia, la Tormalina può effettuare dei veri e propri esorcismi, attirando fuori dal corpo le energie parassitarie che lo abitano, purificando l’aura, ripulendo il campo energetico del cliente e sintonizzandolo su una frequenza vibratoria limpida, compatta, elevata.

Appoggiata sui chakra, la Tormalina nera genera dei vortici di energia trasformativa che mettono in contatto l’interno con l’esterno, liberando le energie contenute nel corpo, sciogliendole, movimentandole, creando un turbine che si fonde con le energie provenienti dal cosmo, attratte verso il chakra dalla Tormalina stessa. Si crea così, grazie alla pietra, un vortice in cui le energie malefiche vengono inevitabilmente trasmutate, risintonizzandosi con le frequenze più alte.

Questa sua caratteristica, rende la Tormalina uno dei costituenti fondamentali dell’orgonite, (http://www.orgonite.info/), un dispositivo in grado di trasformare le energie negative di un ambiente in energie di luce.

Infine, si possono sistemare pezzi di Tormalina nera nei vasi delle piante: questo, oltre a proteggere le piante da parassiti di ogni genere, farà sì che l’energia rigenerante delle piante stesse venga potenziata e meglio diffusa nell’ambiente.

La Tormalina nera è un canale e uno scudo magico, che non lascia penetrare le energie dannose ma le riflette trasformate. E’ un altro grande dono di madre Terra, una pietra di immensa saggezza e potere, come diceva già Bernardo Caesius nel XVII secolo, definendo la Tormalina “simbolo di quella saggezza che rimane luminosa anche di fronte alle vicissitudini del destino”.

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La sua saggezza deriva dalla capacità di trasmutare l’energia, che la rende invincibile e le dona anche una qualità riequilibrante molto potente.

Tra tutte le pietre e i cristalli, la Tormalina nera è, paradossalmente, una di quelli che necessitano di venire puliti e ricaricati meno spesso! Questo perché riesce a tenersi pulita da sé, incanalando le energie ma non trattenendole e sempre trasmutando, esattamente come dovrebbe fare un buon terapeuta! E’ importante e grande la lezione che possiamo apprendere dalla Tormalina nera, questa Maestra scura e luminosa venuta a insegnarci in silenzio e a offrirci la sua protezione quando più ne abbiamo bisogno.

Katrina Raphaell durante una seduta di cristalloterapia

Katrina Raphaell durante una seduta

Secondo la grande esperta di cristalli e terapeuta Katrina Raphaell, la Tormalina è una dei minerali della Nuova Era, materializzato sul pianeta Terra da forme di vita più elevate per favorire la nostra evoluzione. Katrine Rapahell, nel suo libro La luce dei cristalli, dice a proposito della Tormalina nera: “Essa insegnerà ai suoi seguaci come conservare la propria radiosità anche nelle circostanza più sfavorevoli e come mantenere la consapevolezza spirituale vivendo in città inquinate, circondati da gente inconsapevole. Essa condivide i suoi segreti sul modo per piantare nella mente delle persone semi spirituali destinati a sbocciare in germogli di consapevolezza.”

Nel repertorio di essenze alaskane, l’elisir di gemma Black Tourmaline è utile per proteggere dalla tossicità ambientale, per aiutare in caso di jet-lag o in caso di sovraccarichi di energie ambientali. E’ molto utile per le persone ipersensibili o esposte a lungo a televisione, computer, luci fluorescenti e altre fonti di inquinamento. Serve a detossificare in modo equilibrato a livello fisico, emotivo e mentale. Black Tourmaline è “uno strumento di precisione per la liberazione di energia tossica o stagnante trattenuta nei corpi sottili, nel corpo fisico e nell’ambiente; assorbe le energie disarmoniche e le scambia con energia fresca e incontaminata, aiuta a creare lo spazio neutrale necessario prima che possiamo successivamente invocare le energie positive nel nostro ambiente.” (S.Johnson, L’Essenza della Guarigione)

Parole chiave: purificazione, protezione, scudo energetico, radicamento, trasmutazione

Colore: Nero

Chakra stimolato: I

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La Visione della Tormalina nera:

Durante la meditazione con i cristalli, mentre mi trovavo sdraiata a terra supina, ho sistemato una Tormalina nera sul mio plesso solare, circondata da sei pezzi più piccoli di Tormalina rosa grezza, anche chiamata Rubellite, fantastica per movimentare energie ed elevarle alla frequenza del chakra del Cuore.

(Nel resto del corpo avevo: due punte di cristallo di rocca tra le caviglie, una rivolta verso il piede destro una verso il sinistro,; due punte di cristallo di rocca nelle mani, rivolte verso i polsi; un cristallo di rocca biterminato nella zona del VII chakra e una grossa punta di ametista appoggiata sul terzo occhio, rivolta verso il naso, per incanalare le energie cosmiche in entrata nel settimo chakra verso i chakra inferiori. Una volta sistemata, ho fatto passare alcune volte, lentamente e con attenzione, il cristallo che tenevo nella mano destra lungo la mia linea dei chakra, ascoltando i messaggi energetici che arrivavano dal mio corpo e riequilibrando l’energia dove necessario tramite il movimento del cristallo di rocca. Questa sistemazione dei cristalli serve per indurre un flusso di energia pulito in tutti i canali del corpo, connettendosi con le energie cosmiche, ed è ispirata ai preziosi insegnamenti di Katrina Raphaell. Meditando con i cristalli, è possibile percepire un’energia ad altissima frequenza percorrere i nostri corpi, pervadendoli di luce e visioni. Personalmente, benché mediti anche senza l’aiuto dei cristalli, trovo che meditare insieme a questi Maestri sia sempre un’esperienza inaspettata, ricca di sorprese e profondamente rigenerante, soprattutto utile in caso si voglia comunicare con gli Spiriti delle pietre o con altri Spiriti Maestri. I cristalli sono potenti, agiscono quando il loro campo elettromagnetico entra in contatto con la nostra aura e hanno un’efficacia immediata, soprattutto nel riequilibrare le energie dei chakra.)

Una volta entrata in stato meditativo con alcuni profondi respiri, l’effetto della Tormalina nera si è fatto sentire subito. Ma a differenza di come mi accade di solito, non ci sono state, almeno inizialmente, visioni…

Sono tutta nel corpo e i miei sensi sono accesi. Sento una specie di peso sul terzo chakra, proprio dove ho appoggiato le Tormalina. Ma il peso si trasforma in una sensazione di “stappo”, come se qualcosa si fosse sbloccato e ora avesse iniziato a scorrere. Sento la mia energia uscire come un vortice dal mio terzo chakra e fondersi con l’energia che proviene dal Cosmo, che ora è come risucchiata verso di me e si concentra proprio sul terzo chakra. Sopra al mio corpo steso si forma un grande tornado energetico, che ruota su se stesso donandomi una sensazione di piacere, liberazione, armonia. Il mio respiro si fa più ampio, più libero. Dal mio centro partono onde che mi percorrono tutta, formando cerchi concentrici. Nel mio terzo chakra sento splendere un Sole nero luminosissimo, che emette raggi di energia, di luce concentrata.

Vibrazioni ad altissima frequenza mi percorrono, ripulendomi e ricaricandomi. Le sento con forza e chiarezza. La mia energia si purifica e trasmuta, fondendosi con quella del Cosmo, che ora non sembra più provenire dall’esterno ma da dentro di me. Mi dissolvo in questo momento, lasciandomi attraversare dalle onde e fondendomi con esse.

Pulso di Luce. Vibro di Luce. Il centro dell’Universo è nel mio terzo chakra: Manipura.

E’ soltanto a questo punto che arriva un’immagine.

Vedo una magnifica cavalla nera, bellissima e possente, dal manto luminoso, che corre libera al galoppo attraverso una prateria dorata.

Questa cavalla è tutta nell’Adesso, si muove in un continuo presente ad altissima concentrazione. Nell’Adesso lei è intera e libera. E’ energia allo stato puro.

Parte da lei, dalla sua criniera, il vento che agita le foglie luccicanti degli alberi.

Tutta l’energia che permea questo spazio proviene da lei, che pulsa di Vita.

Io sono questa cavalla nera, collegata direttamente con la Fonte di energia primordiale, figlia del Sole, spazio di luce immensa dentro cui vibra tutto l’Universo, e corro al galoppo nella Luce, nessuno mi può fermare perché il movimento nella gioia è la mia stessa natura.

Sono Luce che vibra, il mio centro emette potenti raggi di energia mentre il mio Io limitato si lascia dissolvere…

Grazie Tormalina nera, grazie Maestri per gli insegnamenti che ci offrite.

OM. Shanti, Shanti, Shanti.

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Per approfondire:

-M.Gienger, L’arte di curare con le pietre, ed. Crisalide, Spigno Saturnia, 1997

-S.Johnson, L’Essenza della Guarigione, ed. Bruno Galeazzi, Bassano del Grappa, 2004

-K.Raphaell, La luce dei cristalli, ed. Verdechiaro, Baiso, 2012

-K.Raphaell, La guarigione dei cristalli, ed. Verdechiaro, Baiso, 2013

http://www.energymuse.com/blog/black-tourmaline-must-have-crystals/

http://www.eyeofhorus.biz/stones-crystals/black-tourmaline-schorl-meaning/

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Betulla: la Triplice Dea dei Nuovi Inizi

Nome: Betula pendula (o alba), famiglia delle Betulaceae.

Il nome latino è una forma vezzeggiativa del nome gaelico dell’albero: beith.

Il nome inglese invece, birch, così come il vichingo birk e l’antico alto tedesco birka derivano molto probabilmente dalla radice indoeuropea bher(e)g, da cui tra l’altro deriva anche il sanscrito bhurja, e che significa “brillare”, oppure “bianco, splendente”.

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Botanica: Tutte le Betulle provengono dall’emisfero nord della Terra. Il rimboschimento dopo l’era glaciale iniziò proprio dalle Betulle. Oggi la Betulla bianca cresce quasi in tutta Europa. Nelle radure forestali è lei ad avviare la successione ma n genere finisce per soccombere alla concorrenza di altre specie arboree. Solo su lande e aree isolate riesce ad affermarsi in modo duraturo. La sua altezza non supera quasi mai i 25 metri.  Ha una chioma leggera di foglie dalla forma di asso di carta da gioco (da romboidale a rotonda-triangolare) che compaiono molto presto in primavera (la Betulla e il Sambuco sono i primi a mettere le foglie). Contemporaneamente alle foglie, sui suoi rami flessuosi compaiono anche i fiori, su ogni albero sia maschili che femminili. Gli amenti maschili sono penduli e si sviluppano sui rami dell’anno precedente, mentre quelli femminili, rivolti verso l’alto, crescono sui rami dell’anno in corso. Il polline della Betulla (a cui non poche persone sono allergiche) è abbondante e polveroso e si diffonde facilmente tramite il vento.

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Dopo che il fiore femminile è stato impollinato, l’amento fruttifero giunto a maturazione si disgrega, liberando piccole noci fornite di due ali che possono raggiungere lunghe distanza con l’aiuto del vento, colonizzando velocemente vaste aree. Solo con il tempo, però, le Betulle creano dense foreste. I compagni preferiti sotto la loro chioma leggera sono i prati e in seguito, quando il terreno lo permette, come per esempio le Querce. Poiché non vive molto a lungo (80, 100 o al massimo 120 anni), e poiché molti germogli avvizziscono sotto l’albero madre, sempre nuovamente la Betulla lascia spazio ad altri alberi, dopo aver migliorato il terreno in loro favori tramite le sue foglie che già alla fine dell’estate ingialliscono e cadono al suolo facilmente, formando una coperta fertilizzante per la Terra; e grazie alle sue radici sottili e sensibili che arieggiano il terreno, scambiando energia e ospitando micorrize e altre creature del suolo.

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Il legno della Betulla è duttile e leggero ma al tempo stesso resistente: questo lo rende adatto alla costruzione di mobili, attrezzi sportivi come gli sci, ed eliche. Anche il fuoco che produce è molto utile, perché si accende con facilità, anche se fresco (per via della presenza abbondante di catrame nella corteccia) e può bruciare in campo aperto senza produrre scintille.

Oltre alla chioma ariosa di foglie singole e generalmente minute, quasi cuoriformi, che vibrano al vento, un’altra importante caratteristica distintiva della betulla è senza dubbio la sua corteccia magnifica, tipicamente bianca cartacea a strisce orizzontali, con squarci neri di forma diamantata (in altre varietà di Betulla si può trovare anche marrone o addirittura nera però), ricca di catrame che la rende buona da bruciare ma anche impermeabile. Per questo veniva impiegata dai Nativi Americani per la costruzione dei tetti delle loro abitazioni, le wigwam, o per la costruzione di canoe. Anche le popolazioni del Nord Europa ne facevano e ne fanno tutt’oggi uso per la coibentazione dei tetti delle abitazioni tradizionali.

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Il colore bianco della corteccia, che ricopre un il colore rosso che sta al di sotto, è dovuto a cristalli di betullina incolori, che riflettono la luce del sole insieme all’aria contenuta nelle cellule.

I suoi rami principali crescono in verticale, mentre quelli secondari sono penduli. Tutti i rami durante l’inverno acquistano una tonalità violacea e sono ricoperti di uno strato di cera viola che dà alla Betulla una grande resistenza al freddo e al brutto tempo.

Mentre il legno di Betulla marcisce piuttosto in fretta, la corteccia si può conservare molto più a lungo. Per questa ragione può capitare di trovare, nei boschi, cilindri di corteccia di Betulla svuotati del loro contenuto.

Essendo un albero pioniere, la Betulla riesce a colonizzare bene i terreni incolti o che sono stati devastati da incendi. Può crescere su terreni pietrosi, sabbiosi e brughiere acide. Il suo sistema di radici poco profonde indica che non si aspetta molto dal suolo. I pochi minerali di cui ha bisogno vengono elaborati dai funghi che spesso le fanno gradita compagnia.

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La Betulla è un albero con un alto grado di adattabilità, che ben sopporta terreni umidi (grazie al fatto che le sue radici, non andando in profondità, non soffrono di asfissia a causa dell’acqua), acidi, brulli, poveri. E’ molto fertile e produce molti semi che sparge grazie all’aiuto del vento. E’ una coraggiosa colonizzatrice di terre estreme, una portatrice di vita. L’unica cosa di cui non può fare a meno è la luce. La luce che dona il colore al suo tronco e che fa danzare le sue foglie. La Betulla non sopravvive infatti in contesti boschivi troppo bui, se altri alberi crescono troppo vicino a lei, soccombe. O meglio, i suoi semi volano altrove, alla ricerca di nuove lande da fecondare, nuove terre in cui aprirsi alla luce e riflettere la sua gioia tutt’intorno.

Tuttavia non sono rari i boschi di Betulle, in cui i tronchi aggraziati di questi alberi crescono uno di fianco all’altro come sorelle. Le cortecce bianche donano un aspetto fantasmagorico a questi boschi, un’atmosfera fatata. Non per niente la betulla viene anche chiamata la Signora Bianca e in Irlanda e nel Galles è spesso associata al mondo delle Fate o all’altro mondo, Tir na nOg.

Spesso infine, si trovano anche Betulle gemelle, cresciute a gruppi di due o, più di frequente, tre tronchi con base comune.

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Trovare tre Betulle “siamesi” ha sempre qualcosa di magico: la Betulla infatti è un albero strettamente legato al culto del femminile e della Grande Dea, soprattutto nella sua forma triplice: Bianca, Rossa e Nera. La corteccia della betulla presenta tutti e tre i colori della Dea e quindi incontrare tre Betulle gemelle indica chiaramente che si è in presenza di una manifestazione della Dea e che il luogo in cui ci si trova è sacro.

Mitologia e storia: La Betulla è considerata un albero sacro presso numerose civiltà dell’emisfero boreale ed è da sempre stata una compagna fidata e ispiratrice dell’uomo.

Da un lato è l’albero sciamanico per eccellenza presso varie tribù siberiane, come i Buriati e i Samoiedi Avam, protagonista dei rituali di iniziazione sacri e vista come una scala su cui arrampicarsi per entrare nell’Altromondo, il mondo dei Morti e degli Spiriti dove il corpo dell’aspirante sciamano sarebbe stato fatto a pezzi, cucinato e rimesso insieme in modo diverso, ora dotato di poteri di guarigione e di una sapienza misterica; segnato per sempre da una ferita inguaribile che lo separa dal resto dell’umanità ma al tempo stesso gli dona una seconda Vista, un secondo Udito, la capacità di comunicare con gli Spiriti, di viaggiare nel tempo  nello spazio, superando la morte per recuperare frammenti di anime andati perduti, schegge di conoscenza nascoste fra i mondi. Lo sciamano è una creatura a metà fra l’aldiqua e l’aldilà, fra la vita e la morte. Non è più un uomo normale ma è un mago, in grado di influenzare la Realtà con la sua mente, che ha superato il concetto di separazione, di limite, e pertanto può qualsiasi cosa, poiché è in intimo contatto con le forse della Natura, è un tutt’uno con esse e ne è profondamente consapevole.

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La Betulla è la madrina dei rituali iniziatici degli sciamani siberiani, che la considerano l’asse del mondo, nonostante non sia un albero di grandi dimensioni. Ma la Betulla è anche un albero-fantasma, un albero-spirito, permeata di luce e aria, bianca e ricoperta di occhi neri, stagliata sola in mezzo a campi di neve, riflettendo la luce con la sua corteccia che si squama come il corpo di un serpente e le sua foglie che tremano al minimo soffio di vento. E’ un albero di confine, la cui chioma che balugina controluce sotto i cieli del Nord può apparire come un occhio che si apre e si chiude, come una porta per un altra dimensione. E’ facile quindi comprendere come mai gli sciamani siberiani le identificano come una scala che conduce nell’Altromondo. Una volta in cime a una Betulla, si scompare nella Luce.

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Oltre a comparire nei rituali, la Betulla compare come albero magico anche in numerosi sogni iniziatici in cui il futuro sciamano, affetto da una malattia apparentemente incurabile e da febbre alta, viene trasportato in viaggi astrali durante i quali incontra gli Spiriti dell’aldilà che gli insegnano a curare.

Il legno di Betulla ha inoltre la caratteristica di modulare molto bene i toni alti con quelli bassi e per questa ragione viene spesso usato, fin dall’antichità, come legno per costruire tamburi.

Questa qualità di albero limitare, di confine tra i mondi, caratterizza la Betulla anche presso le culture di origine celtica, dove è considerata un albero delle fate, nei pressi del quali dimorano spiriti magici o spettri.

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Oltre ad essere l’albero degli sciamani, la betulla è però anche l’albero della Grande Dea, in moltissime culture associata al principio femminile, probabilmente per via della sua grazia e leggerezza, della sua grande fertilità, del suo coraggio e della sua forza, del suo amore per la luce.

E’ un albero consolatorio, generoso, dotato di un grande slancio vitale.

E’ l’albero di Freya, dea della fecondità e dell’amore presso la cultura norrena; di Venere presso i Romani; di Berchta, di Brigit, di Ostara, di Cerridwen; Sarasvati, dea hindu delle acque, viene spesso rappresentata seduta a gambe incrociate su un fiore di loto, con in una delle mani una corteccia di Betulla su cui sono scritti versi dei Veda.

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Infatti, la corteccia di Betulla, per via della facilità con cui si stacca dal tronco e della sua conservabilità, è stato uno dei più antichi supporti per la scrittura in Russia e nel nord dell’India. I più antichi reperti dei Veda che abbiamo sono scritti su corteccia di Betulla.

Durante Beltane, una delle quattro feste stagionali celtiche che si celebrava il 1 maggio di ogni anno, le coppie di amanti andavano a fare l’amore nei boschi di betulle.

Sempre durante la festa della Primavera oppure della Pentecoste, i giovani portavano ghirlande di Betulla alle ragazze che amavano.

La Runa Berkana deriva il suo nome dalla Betulla, la cui energia rappresenta. Berkana è il principio femminile di maternità ed eterna fluidità, di nascita e rinascita; è l’anima della Natura, il Nuovo Inizio, la concretizzazione.

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Beith è inoltre la prima lettera dell’alfabeto arboreo oghamico.

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Ma oltre ad essere simbolo di Amore, di fluidità e di rinascita, di forza palingenetica che riporta la vita sulle ceneri degli incendi, la Betulla è allo stesso tempo anche simbolo di vecchiaia e di morte. Il bianco della sua corteccia, che fa apparire il suo tronco come un fantasma, e il suo ruolo di guardiana del confine tra la vita e la morte, la rendono protettrice delle soglie, saggia megera dai capelli candidi che non teme la morte perché sa di essere immortale;  la Perchta, vecchia madre sapiente, che custodisce i segreti della femminilità e protegge donne e bambini.

A questo aspetto è legato il suo potere purificatore: il mese della Betulla inizia il 1 novembre, con Samhain, la festa stagionale che segna l’inizio dell’anno lunare, il capodanno celtico. A Samhain le porte fra i mondi si aprono ed è possibile incontrare spiriti guida e spettri. Inoltre, a Samhain (durante la prima luna nuova dopo il 1 novembre) la Terra viene investita da una grande energia di purificazione, preparandosi ad attraversare l’inverno.

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Scope di rami di Betulla (non strappati dagli alberi ma raccolti da terra con rispetto, chiedendo all’albero madre il permesso di poterli utilizzare) venivano usate e vengono usate tutt’oggi per spazzare il pavimento scacciando le energie negative, ripulendo e purificando l’aura del luogo.

Nella saune dell’Europa del nord si usa ancora frustare dorsi e gambe delle persone con rami di Betulla, per favorire la circolazione.

La linfa di Betulla, che si raccoglie a inizio primavera da fori praticati nel suo tronco, è un rimedio per drenare e per purificare il sangue.

Inoltre la Betulla è da sempre connessa alla Triplice Dea (presente in tutte le culture indoeuropee fin dal Neolitico), sia per via della sue spiccate qualità di albero femminile, sia per via dei tre colori della sua corteccia (bianco, rosso e nero, come i colori della Dea giovane, matura e vecchia), sia per via del fatto che spesso si possono trovare gruppi di tre Betulle cresciute dallo stesso ceppo, che segnano luoghi sacri e costituiscono portali magici.

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La sua corteccia che si squama come la pelle di un serpente richiama anch’essa l’idea di morte e rinascita, di trasformazione, di nuovo inizio (abbandonare la pelle vecchia, ritornare giovani…) e contribuisce anche ad associarla alle immagini della Dea Serpente neolitica.

E’ l’albero nazionale di Finlandia e Russia.

Dove c’è tanta luce, c’è anche tanta ombra. E il potere della Betulla è proprio quello di non soccombere al lato oscuro ma di continuare a danzare la danza della vita, con grazia e sapiente leggerezza. E’ una vecchia, una vecchissima che però sembra sempre giovane. E’ il rinnovamento continuo, il morire e disseminarsi, scivolando in bilico tra Buio e Luce, scintillando.

Fitoterapia:

La Betulla è governata dal pianeta Venere (sistema linfatico, gola, larigne, corde vocali, reni, surreni) e in seconda istanza da Saturno (di nuovo le sue due anime!) ed è connessa alle potenzialità del segno Bilancia, che calibra in sé gli opposti, ma agisce efficacemente su tutti i segni ed è quindi da considerare una pianta delle più utili, da sempre molto importante per le popolazioni delle zone artiche e temperate.

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E’ uno dei diuretici e diaforetici più efficaci (soprattutto le foglie), in quanto è un potente eliminatore dei cloruri, dell’urea e dell’acido urico. Si impiega nei casi di reumatismi gottosi, litiasi urinarie, coliti nefritiche, albuminuria e applicata localmente con lavande nel caso di affezioni delle vie urinarie. E’ la pianta principe dei ricambi cellulari di sodio e potassio. Le foglie fresche sono più attive e ciò fa supporre che l’olio essenziali rinforzi l’attività diuretica.

Inoltre, l’estratto fluido, acquoso e secco ottenuto dalle foglie ha anche attività antibiotica.

E’ largamente impiegata nel trattamento della cellulite, favorendo l’eliminazione di acido urico e colesterolo e di conseguenza l’eliminazione e la scomparsa dei noduli fibroconnettivali.

Infusi di foglie di Betulla si usano, esternamente, contro la caduta dei capelli, mentre con la corteccia si possono preparare pediluvi utili contro il sudore profuso dei piedi.

Influendo sulle surrenali, la Betulla è anche un debole stimolante sessuale, ed è ottima ed efficace anche nei casi di ipercolesterolemia.

La corteccia e il legno di Betulla danno per distillazione secca un catrame che viene utilizzato nella cura delle affezioni cutanee. L’olio essenziale ottenuto dal catrame di Betulla si una in pomata (8%) contro il reumatismo e può essere impiegato in prodotti per il massaggio sportivo.

In Gemmoterapia è da segnalare la Linfa di Betulla (conosciuta come Betula verrucosa linfa), che contiene due eterosidi i quali liberano per via enzimatica salicilato di metile ad attività analgesica, antinfiammatoria e diuretica. Nel trattamento dell’iperglicemia può essere considerata rimedio principe, in quanto la sua assunzione regolare per due o tre mesi ne permette la riduzione del 20-30%: si riesce così a ottenere una diminuzione non solo del rischio vascolare, ma anche articolare, sempre presente nell’uricemia. Per l’aumentata attività diuretica che determina, può anch’essa essere utilizzata nel trattamento delle litiasi urinarie.

L’indicazione principale per la linfa di Betulla è comunque quella riguardante il trattamento della cellulite, ove riduce l’impastamento e la componente dolorosa oltre a contrastare, grazie all’aumento della diuresi, la ritenzione idrica. Per queste peculiarità e per l’attività ipocolesterolemizzante, la linfa di Betulla rientra anche nei protocolli terapeutici per il trattamento del sovrappeso.

La linfa di Betulla viene raccolta con una tecnica particolare: all’inizio del mese di marzo, durante la montata di linfa primaverile, si praticano nelle Betulle adulte, che crescono in zone boschive, e di preferenza sulla parte del tronco esposta a sud, alcuni fori a circa un metro da terra, profondi da due a cinque centimetri, leggermente obliqui verso l’alto, nei quali si introduce un ubichino da cui la linfa defluisce nei recipienti posi a terra. La raccolta risulta più proficua quando le Betulle sono di media grandezza, crescono in luoghi elevati e l’inverno è stato rigido. Ricordiamoci, qualora volessimo tentare queste tecnica, di chiedere il permesso alla Betulla, di trattarla con rispetto e gentilezza ed esserle profondamente grati per il dono che ci sta facendo. Non abusiamo della sua generosità, tuteliamo al sua salute e integrità: la linfa è il suo sangue!

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In Gemmoterapia, oltre a Linfa di Betulla, si utilizzano anche altri gemmoderivati, tutti dalle magnifiche proprietà e preziosi per l’uomo. Eccone un breve elenco (Betula verrucosa Ehrart, Betula alba L. e Betula pendula Roth sono tre nomi differenti usati per indicare lo stesso albero):

Betula verrucosa gemme MGDH1: processi di natura infiammatoria o infettiva, disturbi della cresctia:

Betula verrucosa semi MGDH1: navrastenia da affaticamento intellettuale, depressione;

Betula pubescens amenti MGDH1: astenia sessuale, sovrappeso;

Betula pubescens gemme MGDH1: infezioni recidivanti delle vie aeree (azione immunostimolante), disturbi della crescita;

Betula pubescens radichette MGDH1: iperuricemia, ritenzione idrica, ipercolesterolemia.

Nel repertorio floreale alaskano c’è un’essenza che si ricava dai fiori di Betulla, in particolare quelli di Betula papyrifera, una specie di Betulla diffusa in Alaska, la cui corteccia tende a sfaldarsi in riccioli. Il rimedio, Paper Birch, è utile in tutte in quelle occasioni in cui ci sentiamo insicuri, non riusciamo a comprendere dove siamo sul nostro cammino, abbiamo difficoltà a prendere decisioni che incidono sul nostro cammino oppure quando non abbiamo sufficiente determinazione nel raggiungere in nostri obiettivi una volta che sono stati identificati e facciamo quello che gli altri vogliono che facciamo piuttosto che ciò che noi vogliamo fare.

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Paper Birch porta calma determinazione, salda consapevolezza dei propositi e una continuità di focalizzazione che viene da una connessione chiara e attiva con i livelli profondi del sé. Paper Birch rinnova la nostra prospettiva su ciò che stiamo facendo nella vita e introduce un’energia calmante, chiarificante e rilassante che ci aiuta a spostare l’obiettivo  dai pensieri caotici e dalle emozioni confuse alla pace e alla gioia che sono sempre presenti nel centro del nostro essere. Da questo luogo di consapevolezza siamo più capaci di prendere decisioni fondamentali nella nostra vita che supportino la verità di ciò che siamo.

Il messaggio di Paper Birch è “Sono attivamente connesso con i livelli più profondi del mio vero sé. Seguo il sentiero della mia vita con calma determinazione.”

L’energia della Betulla:

La Betulla è un albero che amo moltissimo. E’ uno spirito libero, l’incarnazione della libertà e della gioia di vivere. E’ coraggiosa, una pioniera, una vera e propria guerriera della luce la cui arma è però la leggerezza, la fluidità, la danza. E’ un’acrobata che percorre il confine fra Buio e Luce, è una Porta fra i Mondi che grazie alla sua profonda saggezza sa ridere, sdrammatizzare. La sua danza di gioia, la sua chioma che ondeggia nel vento, le sue foglie che cantano luce, i suoi rami flessuosi, il suo aspetto lieve di giovane ballerina non deve trarre in inganno: è proprio la sua grande sapienza, il suo conoscere i segreti per il passaggio tra le varie dimensioni, il suo vivere vicina al ricambio tra vita e morte, a renderla così “spensierata”. Come gli sciamani, che si dice ridano spesso, di quasi qualunque cosa: è perché conoscono la Realtà e sanno che non c’è nulla oltre la gioia. La gioia non è quindi segno di immaturità: chi danza davvero, come la Betulla, lo fa perché sa che non c’è nient’altro, oltre la danza.

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La danza della Betulla è la Danza della Vita, i suoi tronchi bianchi riempiono gli occhi di luce ma portano addosso anche squarci di nero, e sono proprio quegli squarci ad essere i loro occhi… Il bianco riflette la luce dell’aria, ma il nero assorbe, introietta. Nella Betulla troviamo il bianco, il nero e il rosso della Fertilità, una grande fiducia nella rigenerazione, nel mondo: la betulla sparge i suoi semi al vento, lasciando che questi, con il coraggio che deriva dalla gioia e la fiducia che nasce dalla forza e dalla saggezza, volino per il mondo e fecondino la Terra.

Dopo l’era glaciale, quando l’emisfero boreale non era che una landa umida e desolata, lunare, è stata lei, la Dama Bianca, a colonizzare i prati riempiendoli della sua luce, nutrendoli con la sua energia, trasformandoli in magnifici boschi.

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Quest’albero sottile, vicino al mondo degli spiriti, emana chiaramente due tipi di energia, che si fondono e confondono l’uno nell’altro: una è l’energia materna e accogliente, simpatica, della ragazza dei boschi. Incontrare durante le passeggiate i tronchi occhieggianti delle Betulle alleggerisce immediatamente l’animo, fa sentire accolti, a casa, tra le braccia delle proprie sorelle, allegre e al tempo stesso discrete. L’altra energia è quella fantasmagorica, spiritica, sempre richiamata dal colore bianco. Un bosco di Betulle, mentre sembra una famiglia di sorelle che accolgono, proprio al tempo stesso, contemporaneamente, sembra anche un bosco di fantasmi, di spiriti assiepati che osservano e proteggono la sacralità del luogo. Non spaventano, ma per un attimo fermano il cuore, facendoci riflettere sul fatto che l’Altromondo è molto più vicino di quanto siamo soliti credere, è proprio qui di fianco a noi, anzi, in mezzo a noi: pervade il nostro mondo, ci siamo dentro in questo preciso momento…

La Betulla è legata sia a Beltane, festa della primavera, che a Samhain, festa di purificazione, capodanno delle Streghe, cuore dell’inverno.

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E’ la grande Madre, la Sorella e la Vecchia Saggia.

Il suo aspetto muta, in alcuni momenti è un’anziana signora dai capelli candidi, in altri una giovane che danza con la chioma luminosa sciolta nel vento.

Il suo segreto sta nel cambiare pelle, nello sfaldarsi della sua corteccia, nel rinnovamento continuo e nel non attaccamento. La Betulla sa che la vita è un ciclo di morti e rinascite il cui cuore è il continuo mutamento, il ricambio, lo slancio che inizia le danze, la corsa verso la luce.

La sua potente energia protegge tutti i nuovi inizi, donando leggerezza e fiducia ma anche forza, coraggio, adattabilità e saggezza.

In ogni nuova impresa, quando dovete lasciare andare il vecchio per intraprendere il nuovo, fate come la Betulla, questa antica e bellissima Maestra: entrate in contatto con la fluidità tutta femminile e l’ispirazione che brilla dentro di voi, sentite la vita pulsare nel vostro centro, pulsare di gioia. Screpolate via la pelle morta dalle vostre membra, fate la muta, rinnovatevi da capo a piedi lasciando scivolare via da voi le cellule morte, le energie del passato. Fate una girandola tra Buio e Luce, lanciate per aria i vostri semi, affidandoli al Vento, espandetevi danzando senza paura, correte libere per i prati attraversando l’inverno certe del ritorno della Luce, felici anche nel Buio. Siate voi stesse a cambiare il mondo, con la vostra energia feconda. Tutto è possibile, basta non smettere di danzare, anche quando sembra di essere immobili. La danza è nella luce degli occhi, nell’aria che respiriamo, e nutre ogni nostra cellula di gioia immensa.

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“I’d like to get away from earth awhile

And then come back to it and begin over.

May no fate willfully misunderstand me

And half grant what I wish and snatch me away

Not to return. Earth’s the right place for love:

I don’t know where it’s likely to go better.

I’d like to go by climbing a birch tree,

And climb black branches up a snow-white trunk

Toward heaven, till the tree could bear no more,

But dipped its top and set me down again.

That would be good both going and coming back.

One could do worse than be a swinger of birches.”

(Da Birches di Robert Frost)

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