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Tiglio, la Via del Cuore

Nome: Tilia cordata Mill. (Tiglio selvatico) e Tilia platyphyllos Scop. (Tiglio nostrano) sono le due specie maggiormente rappresentate in Europa e di cui qui ci occuperemo. Queste due varietà si assomigliano e si ibridano molto facilmente, tanto che Linneo le considerava un’unica specie, che chiamò Tilia eurpaea. Appartengono alla famiglia della Tiliaceae (anche se lo Angiosperm Philogeny Group le classifica nella famiglia delle Malvaceae).

Il nome generico Tilia deriva dal greco ptilon, “ala”, per via della brattea fogliacea che facilita la diffusione eolica dei grappoli di frutti. L’epiteto specifico cordata si riferisce alla caratteristica forma a cuore delle foglie di quest’albero, mentre platyphyllos significa “dalle ampie foglie”.

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Botanica:
Il Tiglio è una pianta di grandi dimensioni e uno degli alberi più longevi, può infatti raggiungere i 1000 anni di età, mentre la circonferenza del tronco può arrivare a misurare 10 m. Ha un accrescimento piuttosto lento, che fino verso i 150 anni di età è più rivolto verso l’alto, mentre in seguito cresce soprattutto in larghezza.
Il tronco del Tiglio è robusto, alla sua base spuntano spesso numerosi polloni e la corteccia grigioargentea, liscia negli esemplari giovani, con l’età tende a divenire splendidamente rugosa e fessurata. Le fibre cribrose del suo legno sono molto forti e flessibili e venivano usate sia dai Greci che dagli Anglosassoni per la produzione di corde, zerbini, borse e vestiti (rafia di Tiglio). Negli individui isolati, la chioma è larga e tondeggiante, spesso cuoriforme come le foglie, mentre se il Tiglio si trova vicino ad altri alberi la sua chioma si sviluppa naturalmente più in altezza.

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Non si trova spesso nei boschi, perché crescendo lentamente non gli riesce facile competere con altre essenze più aggressive. In compenso, per via del suo aspetto dolce ed elegante e del suo profumo inconfondibile, lo si trova sovente in aree urbane, vicino a dove vive l’uomo. Il Tiglio sopporta bene l’ombra e predilige terreni freschi e fertili, non troppo acidi. Le foglie sono cuoriformi, dal margine seghettato, più grandi nel T. platyphyllos (fino a 15 cm di lunghezza) e negli esemplari drasticamente potati. I fiori hanno 5 petali di colore bianco giallastro, e sono uniti in gruppi di tre o di cinque, in infiorescenze ascellari protette da una lunga brattea fogliacea verde chiaro, che servirà come ala per la diffusione dei frutti attraverso il vento. Caratteristica dei fiori è quella di emanare un profumo dolcissimo e pacificante che, nelle sere di inizio estate, durante la fioritura, si diffonde nell’aria, rallegrando gli animi e attirando le api, che sembrano letteralmente impazzire per i fiori di quest’albero, dimenticandosi di tutti gli altri.
I frutti sono piccole noci ovali o globose, della grandezza di un pisello, con la superficie più o meno costoluta, pelosa e con un endocarpo legnoso e resistente chiamato carcerulo.

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Fitoterapia:
Il Tiglio è governato da Giove e da Venere, e agisce sull’ipofisi, come sedativo e leggero ipnotico, sui liquidi corporei come diaforetico e come emolliente delle vie respiratorie.
Venerato nel Nord Europa, il suo utilizzo in erboristeria si rifà agli usi popolari, più che alla farmacopea ufficiale, nonostante l’estratto dei suoi fiori sia presente anche in alcun specialità medicinali registrate indicate a scopo sedativo.

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Del Tiglio si usano le infiorescenze disseccate, che contengono polisaccaridi, poliennali (flavonoidi, tannino, leucocianidine) e un olio essenziale ricco in fenoli, alcol e terpeni.
Tradizionalmente i fiori di Tiglio sono impiegati nella preparazione di tisane a scopo diaforetico, cioè per favorire la sudorazione nelle malattie infettive acute febbrili o da raffreddamento, come le sindromi influenzali. I fiori di Tiglio presentano anche proprietà mucolitiche, come sedativi della tosse, e emollienti, oltre che proprietà sedative delicate, e perciò utilizzabili anche per il sonno dei bambini.
In fitocosmesi, l’olio essenziale e l’idrolato ottenuti per distillazione dei fiori vengono utilizzati in tonici e creme per via delle loro proprietà lenitive, emollienti e rinfrescanti.
L’alburno di Tiglio (parte del legno anche detta “seconda corteccia”), pur senza evidenze scientifiche, trova indicazione nella medicina popolare come diuretico, antinfiammatorio, astringente, spasmolitico e analgesico, considerando il suo decotto un rimedio utile in caso di cefalea ed enterite.

Lo Spirito del Tiglio (rimedio erboristico e vibrazionale preparato a partire da gemme, corteccia, fiori, foglie ed energia dell’albero, secondo un sistema ideato da Hubert Bosch e Lucilla Satanassi e spiegato nel libro Incontri con lo Spirito degli Alberi) è utile per favorire l’incontro degli opposti, per facilitare la risoluzione dei conflitti e rinsaldare i legami tramite l’amore, oltre che per facilitare lo stato meditativo e il sonno.

Mitologia e storia:
Un mito greco racconta che la ninfa Filira, figlia di Oceano, viveva nell’isola del Ponto Eusino che porta il suo nome. Un giorno Crono si unì a lei ma, sorpreso dalla moglie Rea, si trasformò in uno stallone e si allontanò al galoppo. Dall’unione fra Crono e Filira nacque Chirone, una strana creatura, mezzo uomo e mezzo cavallo. Filira provò un tale dispiacere per il figlio mostruoso che chiese al padre Oceano di trasformarla in un albero: il Tiglio, che infatti in greco porta il nome della ninfa. Chirone divenne un celebre guaritore, anche grazie al potere ereditato dalla madre, albero dalle numerose virtù medicinali.

Il Tiglio è sacro ad Afrodite. E’ sempre stato associato alla femminilità nel suo aspetto più dolce e accogliente.  Erodoto, nelle sue Storie, riferisce che in Persia vivevano strani uomini-donna, gli Enarei, che Afrodite aveva privato della virilità perché avevano osato saccheggiare il suo tempio ad Ascalona, in Siria, ma in cambio aveva loro concesso il dono di predire il futuro. Gli Enarei praticavano la divinazione con una corteccia di Tiglio: dopo averla divisa in tre strisce, davano responsi avvolgendo e svolgendo le strisce tra le dita. Probabilmente si trattava di figure simili agli sciamani siberiani, che tramite il travestitismo rituale giungevano a una vera e propria mutazione psicologica di sesso acquistando poteri divinatori grazie alla comunione con la dea e all’uso rituale del suo albero.

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Anticamente in Lituania, per ottenere buoni raccolti gli uomini sacrificavano alle Querce, le donne ai Tigli, e questo riporta alla mente anche la leggenda greca di Filemone e Bauci, coppia di anziani che offre ospitalità a Zeus ed Ermes, nonostante questi si presentino al loro uscio travestiti da mendicanti. Come premio per il loro buon cuore, gli dei offrono alla coppia la possibilità di esaudire un desiderio. Filemone e Bauci chiedono di poter morire insieme e così restare uniti anche nella morte. Quando muoiono, Filemone si tramuta in Quercia, mentre la moglie diviene un Tiglio e i due alberi restano per sempre ad accogliere i viandanti di fianco alla porta della loro casa. Mentre la Quercia è legata a un archetipo di accoglienza e accettazione forse più maschile, il Tiglio è il simbolo dell’amore e dell’ospitalità tipicamente femminili, che abbracciano, avvolgono e rappacificano, sfumando con la dolcezza le tensioni del viaggio.

Presso i Norreni, il Tiglio era l’albero di Freyja, la dea germanica dell’amore, della bellezza e della fertilità. In nessun insediamento mancava un Tiglio e sotto questo magnifico albero gli innamorati si giuravano fedeltà. Celebrare un matrimonio sotto a un Tiglio era considerato di buon auspicio, perché il Tiglio avrebbe generato un forte legame fra gli sposi, forte come le corde che una volta si fabbricavano dal suo floema. E il Tiglio è ancora l’albero più diffuso nelle zone urbane dell’Europa centrale, dove per millenni fu il centro della vita sociale. Ogni tribù si riuniva regolarmente per prendere decisioni politiche ed esprimere giudizi. Tali assemblee erano chiamate Thing e si tenevano all’aperto. Ogni tribù aveva un luogo per l’assemblea, chiamato “piazza Thing” e solitamente posto in cima a una collina, in un bosco sacro, sotto a un Tiglio o più raramente sotto a una Quercia. Si pensava che il Tiglio aiutasse a comprendere le esigenze di tutti e a trovare un’intesa, mentre la Quercia sosteneva di più l’applicazione rigorosa delle leggi.

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Il Tiglio era anche l’albero sotto al quale si incontravano gli abitanti a fine giornata per parlare, cantare e ballare. Veniva piantato vicino alla fontana, dove aiutava le donne a rinsaldare il loro legame, e nella piazza del mercato, dove aiutava a trovare un accordo tra venditore e compratore. Nell’area di lingua tedesca esistono più di 1000 paesi che contengono il nome del Tiglio (Linde) nel loro toponimo.
Per i sacerdoti antichi del Nord il Tiglio era l’albero dell’oracolo, che permetteva di abbandonare il controllo mentale  e così avere la visione del mondo sottile.

Già alcuni millenni fa, il Tiglio veniva utilizzato dall’uomo, che produceva vestiti, corde e borse con lo strato interno della sua corteccia, il libro o floema. Gli autori romani raccontano che i Celti si vestivano con il libro di Tiglio. Le foglie giovani costituivano un’integrazione dell’alimentazione umana, come aggiunta all’insalata, e i contadini antichi le utilizzavano fresche o essicate come foraggio, per aumentare il contenuto di grasso nel latte. Il legno di Tiglio, morbido e facile da lavorare, viene usato per lavori di intaglio e intaso, ma anche per fabbricare strumenti musicali. Una vecchia tradizione suggerisce di piantare un Tiglio quando nasce il primogenito, per trasmettere la sua longevità al casato.

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L’energia del Tiglio:
Il Tiglio è un balsamo per il cuore, forse il più dolce tra gli alberi. La sua energia ci parla della Madre presente in ciascuno di noi, il lato della femminilità che accoglie, lenisce, ammorbidisce e trasmette ottimismo e gioia. E’ un albero fortemente comunicativo e bellissimo, generoso, che straripa bellezza e inonda di profumo il mondo.
La sua energia ci parla di Amore, sintonizzandosi con le frequenze del nostro chakra del cuore (Anahata) e stabilizzandole. E’ l’abbraccio di una madre che conforta e riporta al presente, una madre solida dalle radici profonde e dalla memoria antica, che offre tutto di se stessa per il benessere dell’uomo, per vestirlo, curarlo e alleviare le sue pene. E fa tutto ciò con leggerezza, semplicità, anche da vecchia il profumo di questa madre è dolcissimo, come quello di una fanciulla.

Il Tiglio parla direttamente al nostro cuore, infondendo fiducia e piacere per la vita. La sua energia trasmette comprensione, tolleranza, ottimismo e una sensazione di eterna abbondanza e di un presente eterno, anche se connesso alla ciclicità della natura. Ogni anno, quando il suo profumo torna a inebriare i cuori e le api, sappiamo che c’è ancora speranza, che ovunque, anche nel cuore delle città o nei posti più isolati, l’amore arriva, volando come un seme o spandendosi nell’aria come un aroma.

L’energia che scorre in quest’albero è impetuosa e soave al tempo stesso. E’ un flusso di gioia, di spensieratezza profondamente radicata, di fiducia nella vita. Ed è facile connettersi a lui, sembra anzi che non aspetti altro che fare dono di sé, condividersi.
Il Tiglio rappresenta la Via del Cuore, la più semplice e al tempo stesso la più difficile da seguire. Perché implica l’abbandono delle difese, l’apertura al mondo, la generosità della condivisione che abbatte la paura. Con il suo esempio, Madre Tiglio ci mostra come fare dono di noi stessi agli altri,  manifestando in ogni nostro aspetto la forma del nostro cuore. Ammansisce la rabbia e il rancore, appiana i conflitti ricordandoci la bellezza che ci circonda e ci permea, consola la disperazione avvolgendo nel suo abbraccio senza confini.
Per questo il Tiglio è forse il più amoroso tra gli alberi, così rassicurante ed espansivo. Vicino al Tiglio sentiamo il nostro cuore aprirsi e lui ci sussurra “Non avere paura. Siamo tutti collegati in una rete d’amore, in ogni momento. Condivisione è la chiave e dolcezza il linguaggio.”

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Bibliografia:
-Adams M., The Wisdom of Trees, Head of Zeus Ltd, London 2014
-Angelini A., Il serto di Iside, Vol. I e II, Kemi, Milano 2008
-Bosch H., Satanassi L., Incontri con lo Spirito degli Alberi, Humus Edizioni, Sarsina 2012
-Brosse J., Mitologia degli alberi, Rizzoli, Milano1991
-La magia delle piante, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1992
-Campanini E., Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano 2004
-Cattabiani A., Florario, Mondadori, Milano 2013
-Chiereghin P., Farmacia verde, Edagricole, Milano 2011
-Firenzuoli F., Le 100 erbe della salute, Tecniche Nuove, Milano 2000
-Gobel T., La configurazione dello spazio nel mondo degli alberi e dell’uomo, Editrice Antroposofica, Milano 2011
-Graves R., I miti greci, Longanesi, Milano 1992
-Junius M.M., Alchimia verde, Edizioni Mediterranee, Roma 2005
-Motti R., Botanica sistematica e forestale, Liguori Editore 2010
-Pomini L., Erboristeria italiana, Edizioni Vitalità, Torino 1973
-Spohn M. e R., Guida agli alberi d’Europa, Franco Muzzio, Roma 2011
-Steiner R., Universo, Terra e Uomo, Editrice Antroposofica, Milano 2005
-Impulsi scientifico-spirituali per lo sviluppo dell’agricoltura, Editrice Antroposofica, Milano 2009
-Tudge C., The Tree, Three Rivers Press, New York 2005
-Wohlleben P., La vita segreta degli alberi, Macro Edizioni, Cesena 2016

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Tutto (o quasi) sul magnesio

Cos’è?

Il magnesio è un minerale essenziale per la vita dell’organismo umano e rappresenta solitamente lo 0,05% (circa 25 grammi) del peso corporeo totale. Il 70% circa di esso si trova nelle ossa, insieme a calcio e fosforo, mentre il rimanente 30% è situato nei tessuti molli e nei fluidi dell’organismo. Del magnesio ingerito tramite il cibo o gli integratori si assorbe a livello dell’intestino (ileo e colon soprattutto) il 30-40%, mentre il resto viene eliminato con le feci.

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La sua assorbibilità dipende dalla solubilità in acqua dei sali a cui è legato. Ecco perché per esempio il cloruro è ben assorbito a differenza dell’idrossido.

Il suo simbolo chimico è Mg (da non confondere con il manganese: Mn) e si tratta di un minerale alcalino-terroso.

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A cosa serve?

Il magnesio è fondamentale per il corretto svolgimento di moltissimi processi metabolici essenziali, tra i quali la produzione di energia del glucosio, la sintesi delle proteine dell’acido nucleico (DNA), la formazione dell’urea, il tono vascolare, la trasmissione degli impulsi muscolari, la stabilità elettrica delle cellule, la trasmissione degli impulsi nervosi, i meccanismi di contrazione del cuore. Inoltre è cofattore di più di 300 reazioni enzimatiche, il che significa che la sua presenza innesca, agevola e accelera l’azione degli enzimi, che sono coloro che rendono possibili le reazioni metaboliche del nostro organismo (dalla digestione dei cibi alla produzione di molecole di ATP, ovvero di carburante per le nostre cellule).

A livello neuromuscolare, contrastando l’effetto stimolante del calcio, il magnesio svolge un ruolo importante per le contrazioni, contribuendo anche a ridurre la cosiddetta “spasmofilia”, quella particolare condizione fisica ed emotiva strettamente legata allo stress: ipereccitabilità muscolare (tremori, spasmi, crampi), sensazione di ansia, tachicardia o extrasistole funzionali, diarrea emotiva, sensazione di nodo alla gola o alla bocca dello stomaco, difficoltà a rilassarsi e ad addormentarsi, risveglio nel mezzo della notte senza possibilità di recuperare il sonno…

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Il magnesio aiuta anche a regolare l’equilibrio acido-alcalino dell’organismo alcalinizzando i tessuti, e stimola l’assorbimento e il metabolismo (ovvero l’elaborazione delle sostanze da parte del nostro organismo per renderle utilizzabili) di altri minerali quali il calcio, il fosforo, il sodio e il potassio, nonché di tutte le vitamine del complesso B, la vitamina C e la E. Il magnesio è un sostegno indispensabile per la crescita delle ossa ed è necessario per il corretto funzionamento di nervi e muscoli, compreso quello cardiaco. E’ inoltre associato alla regolazione della temperatura corporea.

La maggior parte del magnesio presente nel nostro corpo si trova all’interno delle cellule, dove regola l’equilibrio elettrostatico, le reazioni enzimatiche, la comunicazione con le altre cellule e tiene il calcio all’esterno della membrana.

La concentrazione di magnesio intracellulare è fondamentale nel modulare l’azione insulinica (controllando l’iperglicemia), pertanto, in caso di carenza di magnesio, aumentano le probabilità di sviluppare sindromi insulino-resistenti e diabete alimentare, mentre il ripristino delle normali concentrazioni intracellulari di magnesio contribuisce a recuperare un migliore metabolismo degli zuccheri.

Il magnesio è fondamentale inoltre nella prevenzione degli attacchi di cuore e delle trombosi coronariche. Gli  integratori di magnesio possono proteggere da ischemie cardiache (che non sono  altro che da mancanza di ossigeno del muscolo cardiaco causata da spasmi o restringimenti e intasamenti delle arterie coronarie).

Esso sembra avere una certa importanza nel controllare il modo in cui le cariche elettriche vengono utilizzate dall’organismo per indurre il passaggio degli elementi nutritivi all’interno e all’esterno delle cellule.

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Il magnesio è inoltre efficace nel trattamento di disturbi neuromuscolari, nervosismo, scoppi d’ira, sensibilità al rumore, insonnia, depressione e tremori alle mani (sintomi spesso causati proprio da una carenza di questo minerale).

La sindrome premestruale viene alleviata dal magnesio, che diminuisce sia i dolori spasmofilici e il mal di testa, che gli sbalzi di umore.

Inoltre il magnesio può aiutare a ridurre, insieme alla vitamina B, le dimensioni dei calcoli renali di ossalato e a prevenire l’accumulo di depositi di calcio nel tratto urinario, rendendo calcio e fosforo solubili nelle urine.

E’ il magnesio, e non il calcio, il responsabile della formazione di quello smalto dei denti che resiste alla carie. Poiché le cellule delle ossa contengono la maggior quota di magnesio di tutto il corpo, è da lì che esso viene prelevato in caso di carenza, contribuendo a lungo andare allo svuotamento delle riserve minerali ossee e allo sviluppo di patologie quali l’osteoporosi (non solo causata da carenza di calcio, ma anche di magnesio). Essendo il magnesio molto alcalino, agisce come antiacido e può essere utilizzato in sostituzione di prodotti antiacidi comuni.

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Infine, il magnesio è fondamentale per la detossificazione epatica. La prima fase della detox infatti necessita di enzimi (ossidasi) che sono magnesio-dipendenti. Inoltre le altre fasi dipendono da coenzimi derivati da vitamine di gruppo B, e il magnesio interviene nei meccanismi di trasformazione delle vitamine in coenzimi, entrando dunque nei processi di detossificazione epatica sia direttamente che indirettamente.

Cosa succede in caso di carenza?

Dopo questa panoramica sulle funzioni del magnesio, risulta evidente quanto una sua carenza possa mettere in difficoltà il nostro organismo.

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In teoria, dovrebbe essere difficile andare in carenza di magnesio. Trattandosi di un minerale così importante per il nostro funzionamento, Madre Natura ha fatto sì che possiamo trovarlo in numerose e abbondanti fonti alimentari. E invece purtroppo oggi la carenza di magnesio è un fenomeno molto comune. Secondo numerosi studi, l’alimentazione moderna è particolarmente carente di magnesio e circa un individuo su venti (ma anche di più) ha questa scarsità subclinica (occorre anche far presente a tale riguardo che le normali analisi del sangue non bastano a svelare eventuali carenze, poiché il magnesio è presente soprattutto a livello intracellulare. Per avere un’idea precisa occorre fare il mineralogramma, analizzando il capello).  Carenze gravi di magnesio possono manifestarsi in persone affette da diabete, in quelle che assumono diuretici o preparazioni a base di digitale, nelle persone anziane, in quelle che soffrono di pancreatite, sindromi di malassorbimento intestinale, alcolismo cronico, disfunzioni renali, cirrosi epatica, arteriosclerosi, nei fumatori e in chi assume la cosiddetta “pillola” anticoncezionale o la terapia ormonale sostitutiva. Hanno inoltre un aumentato fabbisogno di magnesio le donne in gravidanza o allattamento.

Ma a parte queste carenze gravi, ci sono numerosissimi casi di carenze subcliniche che, senza avere conseguenze drammatiche nell’immediato, causano però tanti disturbi più o meno piccoli, abbassando notevolmente la qualità di vita e preparando il terreno per lo sviluppo di malattie più gravi con il passare del tempo.

Sintomi di carenza subclinica di magnesio sono: nervosismo, insonnia, crampi muscolari, vertigini, sbalzi d’umore, tendenze depressive, stanchezza, aritmie.

Oltre a non assumerne a sufficienza tramite l’alimentazione, molti di noi ne consumano una grande quantità per via di ritmi di vita stressanti o di frequenti attacchi d’ira o di ansia o nervosismo: durante questi episodi infatti, e più in generale in ogni situazione in cui il nostro organismo viene sottoposto a un qualunque tipo di stress (essere in ritardo, arrabbiarsi, essere in agitazione, piangere, rievocare nella propria mente eventi spiacevoli tornando a innervosirsi, eccetera), le nostre cellule consumano magnesio e, se dopo l’evento stressante non c’è sufficiente magnesio a disposizione, le cellule tendono a mantenere lo stato di tensione e allerta, senza potersi rilassare. Ed ecco quindi le contrazioni, l’irrequietezza, il continuo rimuginare…

Come fare dunque?

Il magnesio è presente, a livello alimentare, in frutta e verdura (soprattutto quella a foglia verde), semi oleaginosi (semi di girasole, lino, zucca, sesamo e soprattutto mandorle), arachidi, cacao, legumi, in particolare ceci, cereali integrali, noci, germogli.

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Considerando che la coltivazione con pesticidi e fertilizzanti chimici ha notevolmente impoverito il tenore in minerali della nostra Terra, in caso di aumentato fabbisogno di magnesio (assunzione della pillola o di farmaci, fumo, alcool, stress, gravidanza, sforzi fisici, elevata sudorazione…) può non essere sufficiente il semplice apporto alimentare. Si consiglia in ogni caso di cercare di acquistare e mangiare sempre frutta e verdure biologiche: oltre e rispettare la Terra e a non violentarla deprivandola di tutti i suoi elementi nutritivi e inquinandola, l’agricoltura biologica (quella vera) garantisce tendenzialmente anche una migliore qualità nutrizionale dei suoi prodotti. Infatti, essendo il suolo coltivato con il metodo biologico e biodinamico più ricco e fertile, i suoi frutti saranno automaticamente più ricchi in vitamine e minerali, oltre che naturalmente più gustosi! E’ facile rendersi conto che la verdura coltivata con il metodo convenzionale non contiene quasi nulla a livello nutritivo (a parte i residui dei pesticidi), dal fatto che non sa più di niente! Mangiare un pomodoro coltivato con il metodo convenzionale è come mangiare acqua.

(Sì, il biologico di solito costa un po’ di più. Ma ci sarà una ragione se i prodotti non biologici costano così poco! Non è che i contadini biologici si vogliono arricchire. Il cibo che mangiamo diventa la sostanza di cui siamo fatti. Fatevi due conti: meglio spendere di più per mangiare e di meno per vestirsi o per il cellulare, oppure meglio mangiare cose morte e avvelenate rischiando di sviluppare malattie e sempre più intolleranze alimentari per poi però comprarsi scarpe di marca e spendere cifre senza senso per apparecchiature tecnologiche? A voi la scelta.)

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Detto ciò, si rende spesso necessario l’utilizzo di integratori di magnesio. Sul mercato ce n’è davvero molti, di diverso tipo. In linea generale, quando ci si trova a dover scegliere, è meglio prediligere il magnesio cosiddetto organico.

Infatti, a meno che non si utilizzi il magnesio per scopi lassativi (nel qual caso possiamo ricorrere al magnesio ossido o idrossido), il magnesio inorganico, ovvero legato e minerali inorganici (magnesio carbonato, ossido, cloruro, solfato), rimane nel sangue, senza riuscire a penetrare all’interno delle cellule, dove più serve. La membrana cellulare infatti non riconosce i sali inorganici e non li fa passare al suo interno. Il magnesio inorganico quindi servirà per alcalinizzare il sangue, come rilassante muscolare e in alcuni casi come lassativo, ma non penetrando nelle cellule non andrà a sanare la carenza di magnesio del nostro organismo e verrà eliminato molto in fretta. Invece le forme organiche di magnesio (pidolato, orotato, lattato, fumarato, taurato, piruvato, gluconato) riescono a entrare nelle cellule, garantendo una più alta biodisponibilità del minerale, un migliore assorbimento e di conseguenza una maggiore efficacia, soprattutto nel lungo termine. Per il trattamento della sindrome premestruale, della spasmofilia, dell’ipercolesterolemia e per la prevenzione dei rischi cardiocircolatori, è decisamente al magnesio organico che bisogna ricorrere.

Distrutto/antagonizzato da:

Il magnesio è parzialmente perso con la cottura degli alimenti, antagonizzato da alcol, fumo, eccesso di zuccheri e latte, pillola, vitamina D sintetica, alcuni diuretici, tetracicline, raggi X, estrogeni, antidepressivi.

Interazioni:

L’ipertiroidismo, l’ipoparatiroidismo, l’iperattività surrenalica (sia corticale che midollare) producono un’aumentata escrezione del minerale. I metalli tossici, un eccesso di forsoro, di calcio, di acido fitico, di proteine, di zuccheri (diete iperproteiche o con un eccesso di carboidrati) interagiscono negativamente con il magnesio. Giuste quantità di vitamine del gruppo B, della C e della D, nonché un giusto rapporto con fosforo e calcio ne migliorano l’utilizzazione.

Indicazioni in naturopatia:

attività enzimatica del cuore: trattamento preventivo delle patologie cardiache

asse dello stress: il magnesio è fondamentale per la conduzione dell’impulso nervoso e muscolare. La sua presenza determina la decontrazione e il rilassamento muscolare attraverso il richiamo del calcio che aveva innescato la contrazione, così come a livello della placca neuromuscolare inibisce il rilascio di acetilcolina con effetto miorilassante

funzione energetica: il magnesio partecipa massicciamente dei processi di produzione energetica, fungendo da attivatore di numerosi enzimi

detossificazione epatica (direttamente e indirettamente)

sindrome premestruale: attraverso il miglioramento della detox epatica, il magnesio contribuisce al catabolismo degli estrogeni, migliorando i sintomi della SPM

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Dosaggi:

RDA: circa 300-400 mg al giorno.

In terapia si arriva a 1 g al giorno.

Controindicazioni e sovradosaggio:

Va evitata l’assunzione di integratori a base di magnesio in caso di insufficienza renale. La tossicità dovuta a sovradosaggio è  minima, grazie all’abilità dei reni di eliminare il magnesio in eccesso (sino a 60 gr al giorno).

Una cosa bella:

Il magnesio è molto presente nelle verdure a foglia verde perché il colore verde di queste dipende dalla presenza di clorofilla, chiamata da alcuni “sangue vegetale” per la sua notevole somiglianza di struttura chimica: la molecola di emoglobina contiene al suo centro del ferro, mentre quella di clorofilla del magnesio. A parte questo, la somiglianza è quasi perfetta! Il magnesio è per le piante quello che il ferro è per noi!

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Bibliografia:

-Kirschmann G. e J., Almanacco della nutrizione, Alfa Omega Editrice (ed. americana: McGraw-Hill), Roma 1999

-Pennisi L., Nutrizione in naturopatia, Tecniche Nuove, Milano 2008

-Riefoli M., Mangiar sano e naturale, Macro Edizioni, Cesena 2011

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