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I benefici della depurazione stagionale

“Questo è il grande mistero dell’autunno e cioè che non esiste zona della Terra di cui si possa dire: qui regna l’eterno autunno. Com’è certo che vi sono regioni della Terra in cui regna l’eterna primavera, l’eterna estate e l’eterno inverno, altrettanto sicuro è il fatto che non vi è luogo in cui esista l’eterno autunno. Perché le cose stanno così? Perché l’autunno è “la” stagione della “trasformazione”. La trasformazione è però qualcosa che si trova nascosto in tutte le stagioni e che tuttavia non può diventare palese.” (W.Cloos, L’anno della Terra nell’alchimia delle stagioni)

Secondo l’antroposofo Walter Cloos, l’autunno inizia già il 25 agosto, il giorno di San Bartolomeo, giorno in cui puntualmente, ogni anno, annusando l’aria ci si accorge che qualcosa nel suo odore è cambiato: dietro al profumo di sole e fieno si inizia a intuire un sentore di putrefazione, mentre tutto intorno a noi la Terra si prepara all’apparente riposo invernale, inglobando nel sottosuolo i processi di trasformazione, nascondendo il suo fuoco. Cloos prosegue la sua descrizione dell’autunno sottolineando come questa sia anche la stagione dei rumori: mentre prima la Natura era silenziosa, ora il bosco si riempie di suoni: tonfi di frutti che cadono a terra, schiocchi di semi che si aprono, scoppi, cigolii. E nei frutti che maturano, nelle foglie che scoloriscono e cadono al suolo si concentrano i minerali, in quell’humus che altro non è se non la cenere del dolce fuoco estivo che nei mesi precedenti è stato alimentato dall’interazione tra il campo energetico terrestre e le energie del cosmo, al di sopra dell’atmosfera, là dove ha origine il corpo astrale di Gaia.

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Interpretare le stagioni da un punto di vista spirituale è un modo per arricchire la nostra vita, donando senso al trascorrere circolare del tempo e introiettando i processi di mutamento: come fuori, così dentro di noi l’autunno porta trasformazione. Come gli alberi lasciano andare le foglie, così anche noi possiamo lasciar andare ciò che non ci è più utile, preparando uno spazio accogliente e pulito per trascorrere l’inverno.

Le giornate cominciano ad accorciarsi sensibilmente, alcuni temporali abbassano la temperatura dell’aria cosicché, se anche torna il sole, non fa più caldo come prima. Il mondo intorno a noi cambia: la luce è meno intensa e più “obliqua”, gli alberi perdono le foglie ricoprendo il suolo di tappeti variegati di colori caldi e bellissimi. Gli uccelli al mattino hanno un altro modo di gridare: ora il loro richiamo sembra quasi un saluto d’addio, che piano piano lascia il posto alle strida delle cornacchie, compagne inseparabili dei nostri inverni. Una coperta in più sul letto, asciugarsi i capelli dopo averli lavati, al mattino appena alzati ci sorprendiamo a rabbrividire, la sera non abbiamo più voglia di stare all’aperto ma il buio comincia a farci un po’ paura.. Arrivano le prime nebbie.

Questi cambiamenti, uniti al fatto che finite le vacanze si torna molto spesso a immergersi nei ritmi concitati del lavoro, della scuola, della città, influiscono sul nostro stato di salute così come sull’umore, portando dei cambiamenti anche dentro di noi.

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La nostra ghiandola pineale produce più melatonina, causandoci un aumentato bisogno di dormire (il cosiddetto letargo!) e una sensazione generale di spossatezza. Il cambio di luce e temperatura innescano un mutamento anche nei ritmi del nostro metabolismo, che “cambia marcia”: la sudorazione e la traspirazione diminuiscono, così come il moto, mentre invece aumenta l’appetito e il desiderio di mangiare soprattuto cibi caldi a base di carboidrati. Abbiamo “voglia di dolce”: questo accade perché il nostro copro è antico, è cambiato pochissimo negli ultimi 12.000 anni. Un tempo, con il finire della stagione calda, la vita dell’uomo subiva un brusco rallentamento: si raccoglievano gli ultimi frutti, si faceva scorta di provviste per l’inverno e ci si ritirava nelle proprie grotte, al caldo del fuoco, sognando e raccontandosi miti. Le attività della stagione autunnale, pur essendoci, erano limitate. Si raccoglievano i funghi e le frutta che cadeva dagli alberi, si raccoglieva legna, ci si preparava all’inverno. Rispetto al fermento estivo, con l’autunno il corpo entrava in una fase di riposo e di accumulo, in preparazione alla “morte apparente” dell’inverno.

Oggi non è più così, anche se al nostro corpo non l’ha detto nessuno! Si lavora con ritmi anche maggiori che durante l’estate e il cibo nei negozi è sempre disponibile, per cui non occorre fare provviste. Eppure, nonostante siamo perfettamente consci di questo a livello razionale, il nostro corpo, dalla sua antica saggezza, continua a mandarci gli stessi messaggi: ci sentiamo scoraggiati nel vedere meno luce, abbiamo una strana paura, ci sentiamo deboli, affamati, il cambio di umidità e di pressione può darci fastidi come gonfiori, mal di testa, infiammazioni alle giunture, malumori.

E’ importante vivere questi cambiamenti rispettando le esigenze del nostro corpo, andandogli incontro, senza forzarlo ma prendendosene cura con amore, decifrando i suoi messaggi come metafore di cambiamento.

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Il cambio di metabolismo innescato dalla diminuzione di luce e temperatura, mette inoltre in moto le tossine del nostro corpo, offrendoci un momento propizio per depurarci e per drenare i nostri organi e tessuti, in preparazione alla stagione fredda, per prevenire malattie e disturbi di vario genere.

Una fase di depurazione e drenaggio (sia fisico che mentale, se possibile!), alleggerisce il nostro corpo delle tossine che ancora si porta dietro dall’estate, spegnendo eventuali infiammazioni, aumentando la nostra energia vitale e migliorando il tono dell’umore. Inoltre, rimuovendo tossine, colle e cristalli dai tessuti, si previene l’insorgere di malattie stagionali e non, come raffreddori e bronchiti, eczemi, emicranie, atralgie, e si sostengono le difese immunitarie, che proprio in questa stagione vengono messe alla prova.

Gli organi emuntori del nostro corpo, ovvero “gli spazzini”, i “filtri”, coloro che si occupano di trasformare e smaltire le tossine che quotidianamente ingeriamo tramite cibi, farmaci e inquinamento oppure produciamo noi stessi a causa di tensioni e stress, sono: fegato (colle), intestino crasso (colle), reni (cristalli), polmoni (colle, emuntori secondario), pelle (colle, emuntore secondario), ghiandole sudoripare (cristalli, emuntori secondario). Le donne inoltre hanno come emuntori secondario per smaltire le colle anche l’utero.

Per “colle” si intendono i residui di una dieta ricca di amidi e glutine (che è appunto una colla) o di formaggio (la caseina è una colla). Le cosiddette colle sono alla base della formazione di muco e i producono infiammazione. Vengono smaltite tramite la bile nelle feci. Se questo meccanismo di depurazione non funziona, il corpo ricorre agli emuntori secondari (muco nei polmoni, leucorrea vaginale). Se anche ciò non fosse sufficiente, si creano i cosiddetti “emuntori patologici”, quali, per esempio, le emorroidi o gli eczemi.

I “cristalli” (generalmente cristalli di acido urico) sono i sottoprodotti principalmente di carne e alcol, e vengono smaltiti tramite sudore e urina. Se il corpo non riesce a liberarsene, i cristalli causano ritenzione idrica, infiammazione del tessuto connettivo (dove tendono ad accumularsi) e acidificano i tessuti, con grande dispendio della riserva minerale delle nostre ossa e accelerando il processo di invecchiamento.

E’ perciò molto importante provvedere, almeno due volte l’anno (primavera e autunno) a una depurazione e un drenaggio degli organi emuntori, così da alleggerire il corpo e la mente, ripulendo il sangue dalle tossine accumulate.

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Una buona cura depurativa parte innanzitutto dall’alimentazione: prima di iniziare la depurazione infatti è consigliato seguire per una settimana una dieta ricca di verdura e frutta biologiche, priva di alcolici e proteine animali e con una quantità moderata di carboidrati (possibilmente da riso o da altre fonti prive di glutine). Dopo una settimana, avendo alleggerito gli emuntori, si può procedere con una cura depurativa. Per “depurare” qui s’intende sostenere gli emuntori nel loro compito, in particolare il fegato, che è il filtro principale e spesso il più sovraccaricato. Per aiutare il fegato esistono vari alleati naturali, quali curcuma, cardo mariano (Silybum marianum L.), zinco, vitamine B, amminoacidi quali N-acetilcisteina e S-adenosilmetionina e altri fitocomplessi che vanno a favorire le due fasi di detossificazione epatica.

Cardo mariano (Silybum marianum L.)

Cardo mariano (Silybum marianum L.)

Una volta eseguita la depurazione e messe in moto le eventuali tossine che stazionavano in ambito epatico, si passa alla fase di drenaggio di tutti gli emuntori. Tramite piante quali fumaria (Fumaria officinalis L.), bardana (Arctium lappa L.), viola del pensiero (Viola tricolor L.), ortica (Urtica dioia L.), carciofo (Cynara scolymus L., ottimo sia per il fegato che per i reni), betulla (Betula alba L.), salsapariglia (Smilax medica Mill.), ortosiphon (Ortosiphon stamineus Bentham), il tarassaco (Taraxacum officinale L.), la liquirizia (Glycirrhiza glabra L.), il frassino (Fraxinus excelsior L.), il gallium aparine (Gallium aparine L.) e altre numerose piante che accorrono in nostro aiuto, procediamo a far defluire dal nostro corpo i rifiuti che abbiamo in precedenza movimentato.

Taraxacum officinale L.

Taraxacum officinale L.

In questa fase è importante bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno, per aiutare l’organismo a drenarsi. Inoltre, è meglio mantenere un’alimentazione controllata, tendente al vegetarianesimo, per tutta la durata della cura e svolgere attività fisica frequente (l’ideale sarebbe mezz’ora di attività aerobica quotidiana) per far circolar il sangue più velocemente e quindi facilitare il processo di depurazione. Anche la respirazione completa ci aiuta a eliminare gli acidi carbonici tramite l’espirazione, alcalinizzando il sangue.

La cura dura circa sei settimane: una settimana di preparazione, poi la depurazione. Dopo un paio di settimane che si è iniziata la depurazione, si può contemporaneamente iniziare anche la cura drenante, che solitamente dura tre settimane.

In commercio si trovano numerosi prodotti per depurare e drenare e ci sono diverse case che propongono buone soluzioni.

In caso ci siano squilibri intestinali, è  bene accompagnare la depurazione con una cura a base di fermenti  per ripristinare l’eubiosi dell’intestino, disinfettando, togliendo l’infiammazione e reimpiantando i fermenti appartenenti alla flora “amica”.

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Ottimi drenanti sono anche i gemmoderivati, i quali tutti, per la loro stessa costituzione, stimolano gli emuntori e purificano l’organismo. Ci sono poi gemmoderivati indicati proprio per il drenaggio e la stimolazione dell’apparato digerente (ciascuno con le sue specificità d’azione), tra i quali: Betula verrucosa linfa e gemme, Carpinus betulus gemme, Ficus carica gemme, Juglans regia gemme, Fraxinus excelsior gemme, Tilia tomentosa gemme, Prunus spinosa gemme.

Un’importante aiuto ci arriva anche dalla floriterapia: Crab Apple del repertorio dei fiori di Bach è un fantastico sostegno per la purificazione da scorie fisiche ed emotive. Nel repertorio californiano troviamo Morning Glory e Nicotiana, che ci sostengono nel processo di depurazione liberando da dipendenze e sintonizzandoci sui ritmi naturali. Infine, nel repertorio alaskano c’è Black Tourmaline (vedi anche:http://bit.ly/1iM6vnT), fantastico rimedio purificante che agisce su ogni livello del nostro essere liberandoci dalle tossine e proteggendoci dall’inquinamento ambientale ed eterico.

Per aiutarci ad attraversare questa stagione di cambiamento può essere utile anche indossare pietre e cristalli energetici, stimolanti oppure protettivi, magari dai colori che ricordano quelli calde delle foglie cadute: ambra innanzitutto, che rafforza il nostro Sole interiore, diaspro rosso, occhio di tigre, corniola, opale di fuoco; ma anche ematite, tormalina nera, ossidiana, per proteggerci e radicarci.

Così come i gioielli e le pietre che indossiamo, anche i nostri abiti, che ora si fanno più caldi, possono riscaldarci l’animo tramite i loro colori. A me piace mimetizzarmi con i colori del bosco in questa stagione…

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Alcuni piccoli accorgimenti quotidiani per volersi bene e  stare bene:

-curare l’alimentazione: mangiare molta frutta e verdura fresca e di stagione; cercare di mangiare con calma, masticando a lungo, onorando il rituale del pasto

-svolgere regolarmente attività fisica (yoga, qi gong, passeggiate), quando possibile in mezzo alla Natura, ammirandone la maestosa bellezza che si trasforma

-bere molta acqua, anche sotto forma di infusi

-prendersi il proprio tempo, fare poche cose ma bene, non lasciarsi trascinare dallo stress

-respirare profondamente, ricordandosi del proprio corpo, ogni volta che è possibile

-svolgere piccole meditazioni ed esercizi di centratura, per connettersi con il proprio Sole centrale e con la Madre Terra

-vivere l’Autunno come una stagione dell’Anima. Come dentro, così fuori.

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Bibliografia e sitografia:

Campanini E., Manuale pratico di gemmoterapia,  Tecniche Nuove, Milano 2005

-Campanini E., Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano 2004

-Cloos W., L’anno della Terra nell’alchimia delle stagioni, Natura e Cultura, Alassio 1993

-Santagà D., L’albero della naturopatia, Editoriale Programma, Padova 2012

-Benessere naturale: http://benesserenaturalebologna.altervista.org/autunno-drenaggio/

-Solilunio: http://www.solilunio.it/pdf/letture/naturopatia/drenaggio.pdf

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Lapislazzuli, la pietra dei Maghi

Il Lapislazzuli ha un sistema cristallino cubico e fa parte della classe minerale dei tettosilicati. E’ un minerale terziario che si forma nel corso della metamorfosi del calcio in marmo. La presenza del ferro determina la formazione di inclusioni piritiche color oro.

I minerali terziari si formano quando, a causa del movimento delle zolle, le rocce appartenenti a due placche terrestri contigue collidono e una delle due placche inizia il processo di subduzione, ovvero letteralmente si “infila” al di sotto dell’altra. Il calore e la pressione raggiunti durante il processo sono elevatissimi, tanto da provocare la fusione delle rocce coinvolte, modificandone la struttura e la composizione chimica. Alcune rocce continueranno a scivolare sotto il mantello terrestre, trasformandosi in magma. Altre invece seguiranno vie diverse e si raffredderanno prima di sciogliersi completamente, dando origine alle rocce metamorfiche e ai minerali terziari.

L’esperto di pietre e minerali Michael Gienger scrive “La formazione dei minerali terziari è dovuta a un processo di trasformazione, nel corso del quale, sotto la spinta di fattori interni, quanto si dimostra non resistente a calore e pressione, è costretto ad assumere una nuova forma. Nascono così da questo processo di mutazione della forma e di interscambio, nuovi minerali.” (M.Gienger, L’arte di curare con le pietre, ed. Crisalide, Spigno Saturnia, 1997)

E’ perciò facile intuire che la caratteristica terapeutica che accomuna tutti minerali terziari (lapislazzuli, granato, nefrite, serpentina, occhio di tigre, marmo) è quella di sostenerci nelle trasformazioni, stimolando il processo di cambiamento interiore, aiutandoci a cambiare pelle, a lasciar andare le strutture e le forme pensiero vecchie, che non ci servono più. Queste pietre permettono di superare la situazioni di stallo, di compromesso, dove la sensazione di insoddisfazione rende necessario un cambiamento; oppure quando il cambiamento sta già accadendo ma noi siamo preda della paura del nuovo. I minerali terziari fanno sì che “tutto ciò che non possiede un valore permanente, inizi a trasformarsi e ad assumere nuova forma.” (M.Gienger, 1997)

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Dettaglio della Porta di Ishtar (Museo di Pergamo, Berlino)

Il Lapislazzuli è una delle pietre preziose considerate tali da più tempo nella storia. Il suo nome deriva dal latino (lapis: pietra) e dal persiano (žaward: azzurro) e si trova principalmente in Afghanistan (altri giacimenti sono in Cina e in Cile). Ma sono le miniere afghane quelle da cui proveniva il lapislazzuli con cui i Babilonesi decorarono le splendide mura della Porta di Ishtar, a Babilonia, che fungeva da ingresso alla capitale; e sempre dall’Afghanistan provenivano i lapislazzuli utilizzati dagli Egizi per dipingere l’interno di templi e tombe e per decorare i gioielli e le vesti destinati ai sacerdoti o a membri della famiglia reale. Nell’Antico Egitto il Lapislazzuli era considerata una pietra magica, che metteva in contatto con gli dèi conferendo a chi la indossava il potere di influenzare la realtà con il pensiero.

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Dettaglio della decorazione nella sala del sarcofago di Sethi I nella Valle dei Re, Egitto.

Il Lapislazzuli ha la capacità di penetrare attraverso il nostro subconscio, accompagnandoci in un viaggio cosmico verso il nostro Sé. Fa venire a galla la nostra verità interiore e allo stesso tempo ci fa sentire autorizzati a esprimerla con chiarezza al mondo. Il suo colore blu oltremare screziato d’oro ricorda il cielo stellato. Il cielo che scopriamo viaggiando con il Lapislazzuli è quell’immenso cosmo, quell’ecosistema di costellazioni energetiche presente dentro di noi. Questa pietra può aiutarci (indossata come pendente, posta sopra al terzo occhio durante la meditazione oppure sotto al cuscino di notte, oppure ancora assumendo il suo elisir di gemma) ad accedere al nostro potere personale e a esprimere il nostro talento, sbloccando eventuali ristagni energetici nell’area del chakra della gola, legato alla comunicazione e alla creatività. Il Lapislazzuli ci aiuta a far sentire la nostra voce, non gridando ma con autorità, l’autorità serena e gioiosa di una sacerdotessa o una regina, che è consapevole del proprio potere e lo esercita con attenzione e misura, senza perdere il contatto con la fonte profonda del suo essere. Inoltre, ci permette di lasciar andare eventuali fardelli legati al passato, purificandoci da vecchie strutture che ci impedivano di comunicare chiaramente con il nostro Sé.

Per questo è chiamata la pietra dei Maghi: perché portandoci in esplorazione del nostro cielo interiore, del nostro subconscio, e sciogliendo forme pensiero fossilizzate non più utili, il Lapislazzuli ci permette di vedere con chiarezza noi stessi e la nostra verità. E, una volta che si è “visto” , si ha l’autorità per parlare, per cantare.

Parole chiave: potere personale, espressione dei talenti, verità interiore, purificazione

Colore: Blu oltremare

Chakra stimolato: V

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La Visione del Lapislazzuli:

Qui di seguito riporto la visione che mi ha offerto il Lapislazzuli durante una meditazione.

Sono acqua di fonte trasparente, cristallina. Sono vuota e rifletto la luce. Aspetto che la pietra mi prenda per mano e mi accompagni nel viaggio.

L’acqua della fonte si tinge di blu. Compaiono grossi pesci che nuotano nell’acqua. La fonte si trasforma e diventa un mare, l’oceano blu profondo, con vortici e grandi onde che si infrangono sugli scogli. Un’onda schiumosa, nella notte, trasporta una conchiglia fuori dall’acqua. La conchiglia inizia una storia separata da quella dell’oceano, passa di mano in mano e di luogo in luogo. Lontano, molto tempo dopo, qualcuno la afferra e se la porta all’orecchio, che è una conchiglia di carne. Dopo tutto il tempo trascorso, la conchiglia ancora racchiude il suono del mare. La vibrazione dell’oceano si può ancora percepire al suo interno, come la radiazione di fondo dell’universo, che dopo miliardi di anni luce ancora ci attraversa.

Il cosmo si trova in una conchiglia? Qualcuno potrebbe appoggiarci l’orecchio e sentire il suono delicato e lontano della nostra vibrazione.

La conchiglia si è svuotata, ha perso il suo mollusco e si è riempita del canto del mare. Questo significa che è necessario rinunciare al proprio Io (il mollusco) per permettere al Sé di risuonare. La voce della conchiglia è la Voce del Sé.

Il Lapislazzuli mi permette di parlare con la voce del Sé, che è identica alla voce del cosmo.

Perdendo la mia identità, mi connetto con la memoria ancestrale, con l’Akasha.

Scompaio e mi identifico con il cielo stellato…

Grazie. Ti amo.

OM. Shanti. Shanti. Shanti.

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Nut, la dea del cielo (Papiro Greenfield)

Letture consigliate:

-M.Gienger, L’arte di curare con le pietre, Crisalide, Spigno Saturnia 1997

-S.Johnson, L’Essenza della Guarigione, Bruno Galeazzi Editore, Bassano del Grappa 2004

-K.Raphaell, La luce dei cristalli, Verdechiaro, Baiso 2012

Iside e Osiride

Meditazione dell’acqua cristallina

Questa è una meditazione semplice, rivelatami dai cristalli, che aiuta a rilassare il corpo, a riequilibrare l’energia fluidificando i ristagni e a creare una condizione di vuoto mentale. Il vuoto, aperto e pulito, è il giusto stato in cui accogliere le visioni e le intuizioni che cerchiamo o che vorranno venirci a visitare. Oppure, si può anche rimanere nello stato di vuoto mentale senza visioni, godendosi la beatitudine dell’attimo presente.

Per la meditazione occorrono cinque punte di quarzo ialino, di cui una biterminata (meglio ancora se tabulare, cioè con due facce opposte larghe almeno il doppio delle altre).

Naturalmente la meditazione si può svolgere anche senza l’aiuto dei cristalli, ma con la loro presenza potente e luminosa essi fungono da facilitatori, catalizzatori e compagni.

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Se necessario, si può leggere ad alta voce il testo che segue, registrando la lettura per poi riascoltarla e lasciarsi guidare durante la meditazione.

Sdraiati a pancia in su e, se desideri, sistema un cuscino sottile sotto alla nuca oppure a sostegno delle ginocchia, per evitare tensioni alla schiena. Fa’ in modo di sentirti comoda e a tuo agio. Prima di stenderti, sistema due punte di quarzo ialino in mezzo alle gambe, una di fianco a ciascun piede, con la punta rivolta verso la caviglia. Poi coricati e sistema il quarzo biterminato al centro delle due sopracciglia, sopra al terzo occhio. Gli altri due cristalli stringili uno in ciascuna mano, con le punte rivolte verso i polsi. Tieni le braccia distese lungo i fianchi e le gambe leggermente divaricate.

Ora rilassati. Chiudi gli occhi e respira a fondo. Quando espiri, lasciati andare. Sentiti sostenuta dalla Terra. Ascolta il tuo respiro farsi sempre più profondo. Quando inspiri senti l’addome che si solleva dolcemente e quando espiri senti ogni tensione, ogni stanchezza scivolare via dal tuo corpo e venire accolta dalla Terra.

Rilassati, respira, lascia andare. Ora sei qui e tutto va bene. Sei al sicuro.

Rivolgi l’attenzione al tuo corpo e senti l’energia limpida dei cristalli che dalle caviglie in su  ti attraversa con la sua luce e ripulisce la tua energia, le permette di circolare meglio.

Respira. Lascia andare.

Senti onde di luce bianca delicate ma potenti percorrerti da capo a piedi. La loro vibrazione attraversa ogni tua cellula, armonizzandola, finché tutto il tuo corpo vibra alla stessa frequenza di queste onde di luce. Quando l’energia dei cristalli trova qualche blocco, qualche nodo, lo fluidifica con le sue altissime vibrazioni. Senti l’energia scorrere dentro di te come acqua di un ruscello. Quell’energia sei tu stessa.

La mente si calma e fa spazio, crea un vuoto piacevole, riposante, in cui accogliere le visioni che vorranno venire. Ma per adesso riposa, apriti, lasciati massaggiare dalla luce dei cristalli, potente purificatrice. Lentamente il tuo corpo scioglie ogni tensione e si abbandona a una sottile sensazione di piacere, di benessere.

Sei una tabula rasa. Non pensi a niente, sei uno specchio di luce per il Cosmo. La tua mente è lucida, limpida, silenziosa. Sei acqua.

Sei l’acqua di una fonte cristallina, perfettamente trasparente e pulita. Incontaminata. Puoi assumere qualunque forma e rifletti la luce del Sole. Sotto di te la Roccia. Sei acqua.

Sei acqua in una fonte cristallina. Pronta a ricevere, pronta a imparare.

Terminata la meditazione, si può rimanere nello stato di quiete per qualche tempo, o si può procedere con la meditazione o la visualizzazione successiva.

In ogni caso, una volta concluso, ricorda sempre di ringraziare i cristalli e l’Energia Divina in qualunque forma tu la visualizzi, per l’aiuto prezioso che ti hanno offerto, ricambiandoli con l’amore e gratitudine che sgorgano dal tuo cuore.

Grazie. Ti amo.

OM

Shanti. Shanti. Shanti.

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