Pine, il fiore dell’Autoaccettazione

“Per coloro che si rimproverano qualcosa. Anche quando hanno successo, pensano che avrebbero potuto far meglio e non sono mai soddisfatti dei loro sforzi e dei loro risultati. Sono grandi lavoratori, ma soffrono molto per i difetti che si attribuiscono. A volte, di fronte a un errore commesso da altri, arrivano perfino ad attribuirsene la responsabilità.” (E.Bach, I dodici guaritori e altri rimedi)

Pine fa parte dei 38 rimedi del repertorio floreale scoperto da Edward Bach. In particolare Pine è uno dei diciannove rimedi scoperti tra marzo e luglio del 1935 nei boschi intorno a Sotwell, un paese dell’Oxfordshire, nella valle del Tamigi, dove Bach visse e lavorò dal 1934 fino al 1936, anno della sua morte.

Come gli altri rimedi estratti dai fiori di alberi, Pine ha a che vedere con qualità soggette a cristallizzazione, ovvero con caratteristiche strutturali della personalità, con tendenze lignificate, dalle radici profonde affondate nel passato individuale, famigliare o karmico. Fa parte del gruppo di rimedi che Bach definì essenze “per coloro che si scoraggiano e si disperano”.

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Le essenze estratte dai Maestri Alberi (eccetto quella di Olive e di White Chestnut) sono ottenute, a differenza di quelle provenienti dalle piante erbacee, tramite il metodo della bollitura o cottura, ovvero raccogliendo i fiori con cura, senza toccarli direttamente con le mani, e cuocendoli per circa mezz’ora, filtrandoli più volte e trasferendo infine l’estratto ottenuto nelle boccette che contengono i concentrati. Questo perché i fiori degli alberi, degli arbusti e dei cespugli a fioritura precoce sbocciano quando il sole non ha ancora raggiunto la massima intensità e quando il tempo, soprattutto nella piovosa Inghilterra, rende difficile applicare il metodo alchemico del sole per trasferire le informazioni energetiche codificate nella frequenza vibratoria dei fiori affidandole alla memoria dell’acqua.

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Pine è l’essenza dei fiori di Pinus sylvestris, il pino silvestre o di Scozia, conifera dalla linfa resinosa e dal tronco alto fino a 30 metri, slanciato e ricoperto da una corteccia bruno-rossiccia, a scaglie che si distaccano come una ferita che non guarisce e continua a spurgare, e che nella parte più alta dell’albero lascia emergere macchie ambrate che ricordano eczemi. Secondo Julian Barnard, acuto osservatore e autorevole studioso dei fiori di Bach, questa caratteristica dell’albero, che sembra nascondere un segreto antico sottopelle, unitamente alla radice robusta e fittonante che affonda dritta nel terreno e al fatto peculiare che i frutti rimangono sui rami due o tre anni prima di maturare e venire dispersi dal vento, facendo sì che su uno stesso ramo sia possibile osservare fino a tre generazioni di frutti, richiama qualcosa di antico, di ereditario, trasmesso di generazione in generazione. Qualcosa di resistente anche se a prima vista invisibile perché nascosto, un legame dal passato che conta la struttura funzionale dell’individuo.

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M.C. Escher, Scala a chiocciola

Del resto, ci parlano di antichità anche il fatto che Pine appartiene alle conifere, famiglia comparsa sulla Terra 300 milioni di anni fa, molto prima di qualsiasi pianta da fiore, e costituiscono gran parte della vegetazione che fu trasformata in carbone (sono perciò strettamente legato al principio del Fuoco e della Trasformazione, come rileva J. Barnard, op. cit.) ; mentre osservando un bosco di Pini si può notare come crescano molto vicini uno all’altro, concentrando tutta l’energia nella verticalità e ricoprendo il terreno ombroso dei loro aghi che acidificano il terreno impedendo la crescita di altra specie di piante. La forza del passato quindi, e il legano famigliare.

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Occorre tener conto di questi indizi quando si considera l’informazione che l’essenza di Pine porta con sé: Pine agisce infatti sul senso di colpa, in particolare sulla tendenza all’autoaccusa ingiustificata, sul rimorso continuo senza cause oggettive, sulla perenne insoddisfazione di se stessi. Coloro che hanno bisogno di Pine sono persone che chiedono molto a se stesse eppure hanno sempre l’impressione di non aver fatto abbastanza. Si sentono in colpa per qualunque cosa, anche minima, e tendono ad attribuirsi anche le colpe degli altri. Si sentono sempre un po’ colpevoli, sempre responsabili, e scorgono il fallimento anche all’interno del successo. Pensano di non meritarsi nulla, faticano ad accettare doni dalle altre persone o dalla vita perché sono convinti di non esserne degni, non si perdonano nulla, rimuginano, raramente si sentono felici e, quando ciò succede, causa loro ulteriore senso di colpa. I soggetti Pine si sentono in colpa per essere vivi.

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Gocce di resina

Lo squilibrio ha solitamente origini molto profonde, come nota Mechthild Scheffer nella sua opera Il Grande Libro dei Fiori di Bach, basata su quattordici anni di esperienza in Germania: come Holly, anche Pine va a lavorare su una caratteristica strutturale della personalità, formatasi probabilmente durante l’infanzia, in seguito alla presenza di genitori molto esigenti, “maschili”, severi e poco gratificanti. Pine può anche essere il risultato di un ambiente religioso soffocante, dove il senso di colpa legato al principio del piacere viene instillato nei bambini fin da quando sono molto piccoli.

Infine, uno squilibrio dell’asse virtù/difetto Pine può anche avere origini in vite passate, in azioni compiute (o non compiute) durante altre reincarnazioni.

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Tre generazioni di frutti su un ramo

Il fatto certo è che l’anima che s’incarna sceglie di avere uno squilibrio nell’area Pine (sceglie per esempio di nascere in una famiglia severa e patriarcale, oppure sceglie di crescere in un ambiente oppresso dal senso del dovere e dal senso di colpa, e così via…) proprio perché durante questa vita vuole imparare la lezione meravigliosa del e importantissima del Perdono (per donum) e dell’Autoaccettazione.

Edward Bach poté scoprire i 38 rimedi perché essi risuonavano in lui tramite squilibri energetici. La sua grande sensibilità gli permetteva di sintonizzarsi sull’energia dei fiori intuendo quale asse virtù/difetto essi erano in grado di riarmonizzare. Bach non avrebbe potuto scoprire i rimedi se all’interno di sé non avesse conosciuto i difetti che essi andavano a guarire. Noi comprendiamo e ci accorgiamo soltanto di ciò che risuona in noi con un “pezzetto” della nostra anima.

Come sottolinea anche Barnard, lo squilibrio nell’area Pine aveva probabilmente origine nell’infanzia e nella giovinezza di Bach, nelle aspettative che suo padre aveva nei suoi confronti. Basti dire che Bach lavorò per tre anni nella fonderia paterna (che tutti si aspettavano lui avrebbe rilevato), prima di trovare l’autostima e il coraggio per dichiarare al padre il suo sogno di diventare medico. Inoltre sono varie le occasioni in cui, nelle sue opere, Bach fa riferimento ai condizionamenti dei genitori e ai danni che le loro ingerenze possono produrre nelle vite dei figli:

“Indipendenza, individualità e libertà devono essere insegnate fin dall’inizio e il bambino deve essere incoraggiato quanto prima nella vita a pensare e ad agire autonomamente. Il controllo dei genitori deve essere diminuito passo per passo…” (E.Bach, Guarisci te stesso), oppure “Alcuni hanno sin dall’infanzia la consapevolezza di quello che intendono fare, e la mantengono per tutta la vita; altri la possiedono, ma vengono dissuasi da consigli e circostanze avverse, e scoraggiati dagli altri” (E.Bach, Libera te stesso).

Edward Bach

Edward Bach

Bach era molto esigente nei propri confronti e ripete più volte, nella sua opera, che il Perdono è la chiave per la Felicità: forse lo stava ripetendo anche a se stesso, conscio dell’importanza fondamentale dell’autoaccettazione.

L’essenza di Pine ci insegna ad amare noi stessi, perché soltanto così potremo poi amare anche gli altri. Soltanto accettandoci completamente, con i nostri pregi e i nostri difetti, riconoscendo la nostra perfezione, la nostra sacralità e divinità, potremo accettare anche la perfezione e la divinità del mondo e così crescere spiritualmente, liberandoci dalle pastoie dell’odio, del rimorso, della dualità. Per riscoprire il Sole che risplende nel nostro centro, così come nel centro dell’Universo, dobbiamo lasciare andare le strutture cristallizzate, i programmi che ci sono stati imposti fin dalla nascita o anche prima. Dobbiamo imparare a guardarci per quello che siamo riconoscendo proprio in quello la divinità. Questo non significa essere autoindulgenti, viziarsi e lasciarsi passare tutto. Significa semplicemente accettare ciò che è e, se pensiamo sia il caso, provare a migliorarlo passo dopo passo, senza proiettare ideali di perfezione su noi stessi e sul mondo, senza continuamente giudicare, senza rendere faticosa ogni cosa.

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Pine ci permette di riscoprire la gioia di vivere, il piacere delle piccole cose, ci ricorda che la vita è un continuo susseguirsi di attimi presenti, liberandoci dall’oppressione delle aspettative future e dei rimorsi passati.

Il passato non c’è più, il futuro non c’è ancora. Solo il presente è reale e noi siamo sempre lì. La nostra storia non è un fardello di colpe, ma semplicemente la spirale di eventi che ci ha levigati rendendoci unici quali siamo. Da qui, dal presente, possiamo agire per mettere a frutto i nostri doni.

Risulta evidente a questo punto l’estrema importanza di quest’essenza per la crescita spirituale degli individui, soprattutto in un’epoca come la nostra, in cui il senso di colpa collettivo pesa sulle coscienze di molti, in cui sembra dominare la polarità delle contraddizioni e in cui l’ansia del futuro schiaccia il presente fino ad appiattirlo.

Pine dice “Fermi tutti. Siamo qui. Siamo liberi. Perdoniamoci e perdoniamo. Guardiamo alle contraddizioni non come a difetti ma come a enormi opportunità di crescita e di superamento della dualità.”

Il senso di colpa non serve a nulla. Non è qualcosa che esiste nella realtà ma solo una proiezione della nostra mente. Siamo noi che proiettiamo la colpa su un evento che si trova nella nostra memoria. E facendo ciò, attribuiamo a quell’evento una serie di significati che però sono soltanto nella nostra testa. Il senso di colpa è controproducente e paralizzante. Non serve flagellarsi per qualcosa che non è andato come doveva. L’unica azione sensata è aprirsi alla luce della comprensione  e dell’Amore adesso, e utilizzare le lezioni del passato per crescere e per agire con maggiore consapevolezza nel presente. La memoria deve solo servire a renderci più saggi.

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J.Wall, Bolle di sapone

Soltanto tramite il perdono e l’accettazione si può essere liberi.

Liberi dal passato, liberai dal futuro, liberi di crescere senza costrizioni in questo eterno presente che sboccia intorno e dentro di noi.

Pine ci ricorda che siamo fatti dello stesso principio divino di cui è fatto il Sole, siamo anime che attraverso più vite stanno compiendo un viaggio di ritorno all’Unità, siamo molto più grandi della colpa e il motore di ogni nostra cellula, per natura, è la gioia. Se a volte ce ne dimentichiamo, è solo perché dobbiamo imparare a ricordarcelo: la saggezza che otterremo da questo processo di apprendimento ci renderà più svegli, più sensibili e più forti di prima. I difetti sono pietre che incontriamo sul nostro cammino il cui scopo è aiutarci a scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi e sul mondo. Non dobbiamo bloccarci se ne incontriamo uno, né tentare di aggirarlo perché ciò è impossibile. L’unica cosa da fare è scalare la pietra, arrampicarci sul masso e, una volta in cima, godere di una nuova, splendida visuale sul mondo.

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Messaggio: “Io mi perdono”, “Sono stato liberato”, “La gioia di vivere pervade ogni mia cellula”

Indicazioni: senso di colpa ingiustificato, rimorsi, continuo rimuginare su come qualcosa poteva andare meglio, perenne insoddisfazione, autocritica severa, incapacità ad accettarsi

Parole chiave: autoaccettazione, perdono, libertà dai sensi di colpa, gioia di vivere, gratitudine

Chakra attivati: I, II e IV

Per approfondire:

-Bach E., Le opere complete, Macro Edizioni, Cesena 2002

-Barnard J., Fiori di Bach, Forma e funzione, Tecniche Nuove, Milano 2004

-Kaminski P., Katz R., Repertorio delle essenze floreali, Natur, Verona, 2009

-Orozco R., Fiori di Bach, 38 descrizioni dinamiche, Edizioni Centro di Benessere Psicofisico, Moriondo T.se 2011

-Scheffer M., Il Grande Libro dei Fiori di Bach, Corbaccio, Milano 2008

Spohn M. e R., Guida agli alberi d’Europa, Franco Muzzio, Roma 2011

-Weeks N., The Medical Discoveries of Edward Bach Physician, C.W. Daniel, Saffron Walden 1940

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